Aaa Correttore Di Bozze Cercasi. No Perditempo!

Trascorro le mie giornate leggendo storie scritte da altri. Presto attenzione ai dettagli, ai personaggi, alla trama.

Non saprei indicare quale è stato il momento preciso, ma ad un certo punto mi sono lasciata prendere così tanto dall’intreccio altrui che ho smesso di leggere tra le mie di righe. Ho perso la voglia raccontarmi, di immaginare un finale, di inventarmi qualcosa (cit.).

Forse sono solo un fumetto dai capelli arancioni che osserva quella ragazza seduta su una panchina del lungomare intenta a fissare l’orizzonte con un libro abbandonato tra le mani. Vecchie storie mescolate all’immagine di una persona pronta a decostruirsi per dar vita a qualcosa di “migliore”. Una persona che da qualche tempo non vedo più.

E’ come se i miei pensieri fossero stati deformati da una specie di Černobyl’ emotiva. Ho smesso di esistere, pur continuando ad essere qui.

Sono lontana, alla ricerca di una me. Non è importante che sia vecchia o nuova, è fondamentale che sia me. Perché ho bisogno di ritrovarmi, di riconoscermi, di ricominciare a raccontarmi.

Mi sento come una pagina piena di refusi, ho solo bisogno di un attento correttore di bozze che metta le parole giuste al posto giusto.

Alla Sagra Del Ridicolo

Alla sagra del ridicolo c’è sempre una gran folla.

Non lo dica a me, sapesse che fatica!” Ciarla la signora dal balcone apparecchiato a festa. La coperta è già calata, si aspetta il Santo e con lui la processione dei bei Signori.

Inciampa tra la folla la vecchietta. Un sorriso malconcio e sdentato al ragazzotto che la sorregge al volo.

“BOMBOLONI, BOMBOLONI” grida l’omino con la faccia unta di fritto. La gente lo osserva nauseata, eppure non riesce a resistere alla tentazione di affondare i denti in quell’impasto bollente e odoroso di zucchero.

Eccoli lì, le mani imbrattate da una effimera dolcezza. Lo stomaco grida: “VENDEEETTA!” mentre un bambino, con lo sguardo supplicante, indica il carretto colorato, combattuto tra il desiderio di un palloncino svolazzante e quello del pesciolino rosso imprigionato in un’ampolla di vetro.

Muove la pinna in maniera flemmatica, quasi annoiato. Il trambusto è ovattato dall’acqua, ma sono striduli i vagiti del neonato, e la sirena continua a suonare. La ragazzina seduta sulla panchina non smette di masticare con la bocca aperta e dall’ampolla gli incisivi sembrano molto più grandi, simili alle fauci di uno squalo.

Oddio… la sagra del ridicolo si è trasformata nella festa degli orrori. Mi guardo intorno spaesata, ho voglia di scappare. Resto immobile, perdutamente incantata dall’oscenità di questo implorante spettacolo umano.