Maturità

  (Arthur Rimbaud )

Caro Professore, l’esame vero che si è svolto in questi giorni è il tuo. E’ l’esame di tutto ciò che sei riuscito a fare in quest’anno. E’ l’esame di tutto ciò che sei riuscito a fare dei tuoi allievi.

Li hai guidati per mano? Li hai ascoltati? Li hai formati? Hai fatto capire come la letteratura, la poesia, la musica, l’arte possono far sentire meno solo e abbandonato chi vive la difficile fase dell’adolescenza? E allora bene, sarai promosso. E sarai indulgente verso coloro che hanno avuto al loro fianco insegnanti troppo spesso incapaci di un ascolto vero, così assorbiti dalle infinite insoddisfazioni che la scuola riserva loro.

Troppe volte hai sentito i tuoi colleghi dire che non si è pagati per farsi carico di biografie individuali. Ma tu sai che la scuola la si fa educando e non bocciando. Educando, perché il far venire fuori (e-ducere) delle forme compiute da un magma incandescente, quale può essere l’esistenza di un adolescente, è la base di ogni istruzione. E’ la formazione.

Sin dai primi canti della Commedia Dante chiama Duca la sua guida Virgilio. E questi, a conferma, gli comunica:”Ond’ io per lo tuo me’ penso e discerno/che tu mi segui, e io sarò tua guida”.

E tu hai saputo dire “per lo tuo me’”, per il tuo vantaggio, a quel ragazzo troppo distratto seduto in fondo l’aula a guardare sempre fuori dalla finestra? Ti sei dato il tempo di ascoltare realmente i silenzi carichi di significato dei ragazzi dei quali dovevi essere guida?

Spesso, troppo spesso non ci si vuol far carico di segnali chiari, inequivocabili, che lo studente lancia in una fase così delicata per la formazione della propria identità. E allora lo si lascia solo col suo problema e l’unico criterio di valutazione diventa quello nozionistico. E’ più facile. Ma non è così, Professore. Non è pensabile ritenere che l’educazione sia riducibile all’istruzione. Educare è più che istruire, anzi è propedeutico a ogni istruzione. Perciò ti chiedo, Professore, di essere un po’ meno professore e un po’ più maestro.

Uova Di Serpente

Adro, provincia di Brescia. Polo scolastico Gianfranco Miglio.
È ricominciato l’anno anche in questo paesino di 6000 anime a forte vocazione agricola.
Una nuova fiammante scuola è stata inaugurata. Giardini intorno, superficie candida, pc per i docenti in ogni aula, addirittura un sistema integrato per poter seguire le lezioni da casa per gli alunni assenti.
Una scuola modello insomma.
Invece no.
Nel profondo Nord si assiste anche ad un imbarbarimento dei luoghi pubblici. Infatti questo edificio, costruito con i soldi dei contribuenti, è contrassegnato da simboli leghisti in ogni dove. Banchi leghisti, posaceneri leghisti, cartelli con la O leghista, terrazze griffate lega e, dulcis in fundo, le vetrate accolgono girotondi di bambini che di quel simbolo, si spera, non ne capiscono la portata.

Ma è evidente come nella logica di chi lo ha commissionato, c’è una principio di indottrinamento. Per osmosi questi bimbi riconosceranno come famigliare questo logo, e lo cercheranno anche da grandi, rimpolpando le file elettorali degli eredi leghisti.
La stessa, meschina tecnica delle compagnie di tabacco, che regalavano ai bambini bastoncini di caramelle contenute in pacchetti che ne richiamavano la marca.

La inflazionata laicità dello stato, intesa come la facoltà per ogni individuo(si noti bene, non solo dei cittadini, ma proprio di tutti gli esseri umani) di poter frequentare luoghi pubblici privi di segni e condizionamenti esterni, va a farsi benedire anche in questo caso.

Bisogna rispondere in maniera energica e convinta ad iniziative di questo tipo. Il rischio è quello di abituarci ad avere un leghismo strisciante, per lo più di Stato.

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