D2D: #wister – Le Emozioni Di Un Incontro

Da aprile di quest’anno sono entrata a far parte del gruppo femminile WISTER (Women for Intelligent and Smart Territories) che riunisce donne che credono sia possibile fare lobby mettendo al centro l’idea di conquistare spazi nella società civile, lavorativa, politica,  attraverso l’utilizzo consapevole della tecnologia  intesa come strumento di avvio di partecipazione e innovazione.
Continue reading D2D: #wister – Le Emozioni Di Un Incontro

tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

Della Crisi, Dei Giovani E Dei Social Media.

Tutti i governi occidentali hanno definitivamente rotto il “patto fra generazioni”, quel patto che negli anni è servito non solo a garantire a tutti un futuro – ovvero istruzione/formazione, creazione di posti di lavoro e costruzione di appartamenti/case a buon mercato -, ma soprattutto ha costituito il potere di immaginarlo e la capacità di narrarlo.[1]
Dopo che i governi occidentali – come ultimo atto del loro fallimento – hanno precluso ai giovani questi tre diritti fondamentali, possiamo solo aspettarci un nuovo medioevo per il controllo dei sogni dei nostri giovani, ormai confinati sempre più in un anarco-individualismo da “infelici e sfruttati”, attraverso una nuova strategia e tecnologia del controllo sociale: “una economia della felicità”.
Perché ai giovani, alla gente interessa soprattutto essere felice, anche se poi ognuno intende esserlo a suo modo, lontano, però, da una felicità collettiva.
Ed è proprio per questo che il crollo dei titoli in borsa non è nulla in confronto al declino della coesione sociale, a cui nessuno – politica e media in primis – presta attenzione.
A chi, anche dopo un duro percorso di studio in aule sovraffollate, non intravede più opportunità per sé e per i propri sogni, a un certo punto Facebook o Twitter non bastano più come valvola di sfogo.
Allora, come in Inghilterra, basterà un episodio tragico, ma in fondo banale, a far esplodere la frustrazione repressa in seguito al salvataggio della finanza.
Così, spinte da motivazioni peraltro giuste, le persone devastano e saccheggiano in un desiderio di avidità e di accumulazione personale di risorse. E trasformano in inutile e dannosa la propria rivolta di individui.
Nel suo piccolo, questa reazione sembra l’esatta riproduzione del modello proposto alla popolazione dai piani alti della società: arraffa quel che puoi e scappa.
Quelli che stiamo osservando sono in realtà i banchieri della strada, come li chiama Karl Fluch. [2]
Questa degenerazione potrà essere arrestata solo dalla politica, non con la polizia e le frasi fatte, ma con atti concreti e senza ulteriore indugio.
Perché i giovani di oggi si stanno scontrando con una realtà che non può o non intende più soddisfare le loro richieste, nonostante siano teoricamente garantite da diritti fondamentali.
E le proprie richieste purtroppo sono immolate all’unico dio che questi giovani conoscono: il consumismo.
Sembra di vivere un romanzo di Ballard, in questi giorni.
Individui in rivolta nell’appagazione del dio consumismo, governi che l’unica cosa che sanno proporre è bloccare Facebook, Twitter e i sistemi di messaggistica istantanea.
Con la benedizione di qualche blogger, anche in Italia. [3]
Perché i media non riescono a percepire il profondo declino della coesione sociale, la mutazione che il consumismo e, in particolare, l’utilizzo tecnologico, la comunicazione mobile, l’utilizzo di internet, ha favorito una identità collettiva – collante di individualità anarco-individualiste – dagli stili di consumo e vita delle fasce giovanili.
La società si costruisce diversamente. Nel sapore quasi metallico di device e onde radio, quella autonomia spacciata per libertà ha mutato lo stesso concetto di felicità.
La felicità nata dai petali dei fiori nei “non luoghi”. [4]
I pc e internet sono i simboli della società “comunicativa”.
Costituiscono, stando alla portata di tutti, un immenso serbatoio virtuale di tutto il sapere del mondo e si presentano, oggi, come la chiave virtuale di tutte le relazioni immaginabili.
Tutto sta nell’aggettivo “virtuale”: ideale per trovare subito l’informazione o il dettaglio dimenticato.
Ma Internet non è di per se uno strumento pedagogico, insegna molto a chi sa già.
La molteplicità delle informazioni impone a ciascuno, dietro l’apparenza della libera scelta, la dittatura del consumo e l’illusione della diversità.
Internet è uno specchio della nostra società divisa tra due vertigini opposte: la dittatura del senso (quando ciascuno ha il suo posto/ruolo, ma non il diritto ad averne un altro) e la libertà vuota (quando ciascuno ha scelta, ma non sa tra cosa).
Quanto alle relazioni sociali che permette di stabilire sono di due tipi: quelle che diventano reali nel mondo naturale reale e quelle che vivono di un nuovo sé nel mondo artificiale reale, ovvero non solo avatar virtuali, perché, una volta catapultati nel reale possono trovare la rottura dei codici di senso ed essere capaci di tutto.
Perché quell’immagine del mondo costruita nella monade individualistica che prende corpo nel virtuale allevia le forme di isolamento e solitudine soltanto al prezzo di una maggiore dipendenza da quel simulacro di realtà.
Ma se si vuole davvero dialogare con chi ha il coraggio di dire in piazza quello che molti pensano in privato, allora bisogna isolare i pochi esagitati e prendere sul serio tutte le forme di ribellione dell’individuo occidentale.
Perché da questo può nascere un movimento costituente dell’immaginario capace di trasformare i metodi di rappresentanza e quelli decisionali.
Perché nel bel mezzo di una crisi strutturale che corrode l’esistenza quotidiana, la condizione necessaria per cambiare il modello è trasformare il modo in cui è elaborato e gestito.
Perché per cambiare va ripensata tutta la democrazia.
Perché non si tratta di rigenerare mercati, ma di rigenerare le fondamenta politiche e democratiche dell’occidente, facilitare i luoghi e i cambiamenti, il potere normativo deve essere più distribuito con nuove opportunità di accesso e di garanzia quando la politica è lenta, corrotta incapace e fuori dalla capacità di capire le trasformazioni in gioco.
Perché la vita degli uomini e delle donne non può appartenere alle Banche, nuovi padroni delle nostra nazioni. Perché non si può vivere con la paura di qualcosa che accadrà all’improvviso in peggio.
È una sfida radicale, per quanto si voglia intenderla non violenta, all’ordine sociale, e tutti hanno chiare le possibili conseguenze: dalle bastonate della polizia fino ai problemi sul mercato del lavoro.
Ma la paura si supera solo unendosi. In rete e nelle piazze.
Trasformando gli immaginari individuali in collettivi condividendo gli stessi desideri, non più dei singoli ma della collettività.
Perché il desiderio è un’altra società, anche se le istituzioni sono marce e la crisi non è una crisi, ma una truffa dei potenti.
Perché la lotta per decidere come decidere, è già vita, nella gioia di sentirsi liberi.
Per questo i politici non riescono a capire quello che sta accadendo.
I partiti si fanno le domande sbagliate: quale organizzazione? Quale programma? Quale strategia? Se non ci sono risposte prevedono, con la condiscendenza di chi ha rinunciato ai propri sogni, che la ribellione sparirà. Forse.
Ma non le sue idee, non le sue speranze, non i semi di una nuova politica.
Potrebbe essere un ultimo appello alla vita prima di precipitare nel vortice di distruzione che ci inghiottirà.

[1] Leggi anche Della crisi e della vita degli uomini e delle donne alla periferia del Nuovo Impero.

[2] Karl Fluch è redattore della sezione musicale del quotidiano viennese Der Standard.

[3] Mi ha molto fatto pensare l’intervista de “Il Messaggero” di oggi (12.08.2011) a Luca Sofri, che sostiene che bloccare la rete è lecito in caso d’emergenza.
Non credo che la trasformazione tecnologica e mediologica, che ha rivoluzionato l’intero paradigma delle relazioni umane, si possa fermare. E non perché io creda alla mitologia della grande rete libera e democratica.
Ma perché i blogger italiani sono degni della superficialità della pop Italia a cui siamo condannati, in cui le persone che producono contenuti sono più importanti dei contenuti prodotti.
Sofri, d’altra parte, ha avuto, finalmente, il coraggio di dire internet e, in particolare, i social network non sono un servizio pubblico ma imprese private che offrono servizi ai privati.
E questo legittima le tesi di Ottavopiano.it contenute in “The cyberbrain warfare: la guerra degli influencer” e in “Intellettuali, giornalisti e blogger nell’Italia della PopPolitica“.
Internet è lo specchio dei processi di potere che ci sono nel mondo naturale reale. Per cui se le banche sono i veri padroni dei nostri governi, hanno il potere di decidere sulla vita degli uomini e delle donne. Così le imprese sono padrone di Internet, hanno il potere di decidere sulla vita dei propri utenti, modificandone la percezione del mondo, i processi di influenza e costruendo nuovi controlli sociali.
Siamo ritornati al mitologico scontro tra Gilgamesh, sovrano della città di Erech (o Uruk), e il selvatico Enkidu, simbolica metafora dell’incluso nella città degli uomini e dell’escluso da essa .
Un muro, un recinto di mura ancora più alto e invalicabile, che marca la differenza tra esclusi e inclusi, instaurando dispositivi relazionali fondati sulla dicotomia inclusione-esclusione, che non soltanto gerarchicamente rende inferiore gli esclusi agli inclusi, ma assai peggio li priva della loro qualità specifica rendendoli non-umani, inutili al sistema.
All’Alt! che esso decreta ci si dovrà fermare, altrimenti si entrerà nella pena oppure in guerra.
Alle soglie del Terzo Millennio il Nuovo Impero , sistema finanziario globale delle Banche dell’unico esistente possibile, espropria tempi, energie e saperi, riduce continuamente gli spazi di autonomia e criticità, riducendo capacità e valori a rotelle di un’assurda macchina, volta a produrre infelicità e trarne profitto.

[4] “Non luoghi” è un termine coniato e utilizzato dall’antropologo Marc Augé nel 1991, quando scriveva il il libro a cui ha dato titolo nel 1992. Il luogo antropologico è uno spazio intensamente simbolizzato, abitato da individui che vi trovano dei punti di riferimento spaziali e temporali, individuali e collettivi. Uno spazio nel quale è possibile leggere, decifrare, le relazioni sociali e le forme di appartenenza comune.
Il termine “non luoghi”, al contrario, si applica in modo del tutto naturale agli spazi nei quali quella lettura immediata del sociale non è possibile agli spazi in transito che frequentano, senza incontrarsi, individui che hanno in comune, per lo più senza essere coscienti, soltanto una effimera consistenza.

Indignazione E Coscienza Collettiva: I Catalizzatori Sociali Nell’Era Dei Social Network. Il Caso Della Pagina Anti-Casta.

Un precario licenziato da Montecitorio che dopo 15 anni di onorato servizio dovrebbe mettere a nudo i segreti della casta. Wow! Chi non rimarrebbe sbalordito da cotanta premessa? Finalmente è arrivato lui, gridano alcuni; finalmente ci liberiamo di loro, gridano altri. Ma dove diavolo eravate sinora, grido io. Già perché nonostante la premessa nulla di scioccante e degno di  rilievo è stato sinora pubblicato. Informazioni di ben altro peso sono tranquillamente pubbliche e reperibili sul sito istituzionale della Camera dei Deputati, che per Legge deve pubblicarle. O, in alternativa, una rapida lettura de “La Casta” di Rizzo e Stella ci darà molto di più in termini di informazione ed indignazione: ben 300 pagine di condensato.

Ma analizziamo questo esperimento, alla luce anche di una componente comune con il lancio del NoBerlusconiDay del 5 Dicembre 2009.

Il nostro precario di Montecitorio lancia la sua pagina, che nel momento in cui scrivo ha raccolto(anche grazie alla tanta pubblicità dei giornali elettronici e di buona parte dei social) 280.000 contatti in poco più di 72 ore. Strabiliante.

Ma qualcosa non torna. Già dal titolo virale e qualunquista. SEGRETI – CASTA – MONTECITORIO. Proiettate queste 3 parole su un network generico come Facebook, miscelate con la parola magica PRECARIO, convogliate verso un blog dove hanno attivato gli adsense in 24 ore(quando la procedura ne richiede al minimo 72), ci tirate su un po’ di soldini ed il gioco è fatto.  Questa potrebbe essere una visione per così dire economica del fenomeno, ma è ancora alquanto riduttiva.

Il 17 Luglio dal sito dell’Idv viene lanciata per il mese di Settembre 2011 una grande manifestazione per abolire i privilegi della casta, subito rilanciata dalla pagina facebook del popolo viola, noto movimento virtuale di opinione per coloro che seguono la politica su facebook.  Non è questa la sede per approfondire l’argomento, ma sono di dominio pubblico i forti legami tra alcuni degli animatori del popolo viola e l’idv, su dichiarazione degli stessi diretti interessati.

Sembrerebbe quindi di cogliere una notizia fortemente positiva: la società civile, i movimenti di opinione e i partiti fanno propria e rilanciano un’idea raccolta dal basso, in questo caso da un povero disgraziato che è stato licenziato da uno dei palazzi del potere dopo 15 anni di precariato.

L’effetto empatico è degno di profondo apprezzamento, dato che in pochi resistono al fascino di questa icona e sono pronti ad essere solidali con il malcapitato, immedesimandosi nelle sue condizioni di ex privilegiato e pronti a fare da connettori sociali per il lancio delle sue istanze, affinchè l’opinione pubblica sia coscia di quello che ci preoccupa e delle ingiustizie che sono perpetrare alle sue spalle.

Effettivamente anche in questo caso si riesce, con il messaggio giusto, ad intercettare una coscienza collettiva già ampiamente diffusa, e pronta per essere raggruppata e convogliata verso un sentimento di indignazione che sfocerà in un qualcosa che donerà finalmente una riscossa collettiva.

Senonchè sono davvero troppi per essere taciuti i punti di contatti tra questo esperimento e l’esperienza del NoBerlusconiDay, per pensare di trovarsi di fronte ad un prodotto genuino.

In primis gli strumenti che vengono messi in campo. Il precario, pur definendosi persona non esperta di web e risorse informatiche, sembra essere un decano del web marketing. Nel giro di 72 ore raccoglie 280.000 contatti su Facebook, 10.000 followers su twitter, circa 6000 lettori fissi sul blog, a fronte di 20 aggiornamenti facebook, 10 post sul blog e 3 tweet!

In secundis l’utilizzo di una icona collettiva. Così come San Precario(questa era il nick dell’anonimo blogger fondatore, anche lui inesperto di web) convogliava una coscienza collettiva verso il NoBerlusconiDay anche Mr.Truman si trincera dietro l’anonimato per convincere gli scettici che quello che sta facendo è pericoloso e che non è visibilità quella che cerca ma sana voglia di giustizia. Senonchè sono migliaia coloro che compiono indagini altrettanto pericolose e ci mettono ben più che la faccia: uno su tutti Julian Assange, che non a caso è stato (impropriamente) paragonato a Mr.Truman. La storia quindi non regge e sembra piuttosto un pretesto per non dare informazioni circa le reali intenzioni di questa persona(o sarebbe meglio dire organizzazione?).

Lo stile linguistico e l’utilizzo di una certa retorica sono l’esempio lampante di come l’impronta, tra le due componenti, sia la stessa. Questo è un post pubblicato poco fa da Mr.Truman, mentre questo screnn risale al 4 Dicembre 2009, poche ore prima della manifestazione lanciata da San Precario.

Il tutto per evidenziare che l’attività di Mr.Truman è paragonabile a quella di un distillatore di umori, piuttosto che a quella di un catalizzatore di idee e sensazioni.

L’auspicio è che ci sia realmente qualcosa da dire e che il tutto porterà una ventata di novità e l’alternativa che molti sperano.

Staremo a vedere.

E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…

Assange È Un Influencer E Wikileaks È Un Medium Tattico

Ne stiamo parlando da mesi ormai. Lo abbiamo osservato bene io e Bonhomme  e, per un attimo e con ironia, abbiamo addirittura ipotizzato che potesse essere un influencer pagato da Obama.  Ma poi i fatti ci hanno consentito di osservare meglio il suo profilo e lo abbiamo inquadrato. E’ proprio un influencer. E il suo Wikileaks è un medium tattico da studiare.

Leggete prima questo articolo apparso oggi sul Corriere e ci darete ragione.

Innanzitutto esaminiamo il titolo del Corriere e vediamo come si comporta un medium tradizionale che tenta di imporre la sua verità con risultati non convincenti.

TITOLO: “Wikileaks, resa di Assange: arrestato” >>> In realtà non l’hanno arrestato loro ma si è consegnato alle forze dell’ordine da solo ( come sono costretti ad affermare ). Ma il medium tradizionale pare che tenti di dare una visione distorta nel punto più evidente dell’articolo ( il titolo) così da influenzare il lettore e in modo tale da dipingere Assange come “un arrestato” e cioè come “cattivo esempio per la società”. Pare non sia così.

E per cosa lo avrebbero arrestato poi? Per il suo Wikileaks e per i suoi contenuti ? NO ! Per molestie sessuali ! In realtà sembra che vogliano bloccare il medium tattico Wikileaks e per farlo sembra che vogliano processare il suo capo per molestie sessuali e NON per i contenuti veicolati. Mi sbaglio?

Sembra, ancora, che abbiano paura dei contenuti ( che non sono in fondo cosi sconosciuti ) e per bloccarli pare che vogliano usare altri mezzi. Ma non sarebbe più facile arrestarlo per aver diffuso quelle notizie? Se le notizie sono false, che Assange sia processato! Ma se, come pare che sia, i contenuti sono assolutamente originali mi chiedo: dove andrebbe a finire la reputazione dei diplomatici coinvolti? Ve lo siete chiesto?

In realtà sembra che tutto sia fatto per tentare di bloccare il medium tattico nella sua azione di opposizione al potere dominante. Ma, ormai, è stato già innescato un processo di crisi che ha superato il punto di non ritorno.

SOTTOTITOLO: “Esulta Frattini: «Ora processatelo»” >>> Dice Frattini : «Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono». Osservazione: ma non l’hanno arrestato per molestie sessuali ? Cosa c’entrano le relazioni diplomatiche internazionali? Cosa c’è di falso in quei documenti? Sono originali? E se lo sono, per quale motivo farebbero del male? Non dovevamo sapere forse? Datevi una risposta.

Ma passiamo a definire Assange e capiamo per quale motivo è un influencer e per quale motivo Wikileaks è un medium tattico. E tutto ciò secondo la lettura di ottavopiano.it data al Public Camp 2010.

Assange è un influencer di tipo A+C=NINJA. E’ di tipo A perchè detiene il potere delle relazioni in quanto la sua rete di contatti  è ormai internazionale. E’ di tipo C perchè essendo un giornalista detiene  il potere della persuasione ed è, quindi, influente sulla massa, può pilotare i suoi contenuti sui media con autorevolezza.

Wikileaks è un medium tattico. Perchè? Semplicemente perchè pone il suo portale, ricco di contenuti da veicolare, al centro della sua struttura mediale. Perchè attorno a quel meraviglioso contenitore di verità, presunte o confermate dai documenti che distribuisce, ha avuto la capacità di interlacciare una fitta rete di social network a vari livelli attraverso la quale libera i contenuti stessi, facendoli rimbalzare ed elevando all’ennesima potenza la loro visibilità. Solo internet può farlo.

Wikileaks è un medium tattico perchè rappresenta un mezzo di crisi: tende a mettere in crisi il potere dominante, tende a metterlo in discussione attraverso la rete, vuole sovvertire i rapporti di forza che ha imposto e tende a crearne dei nuovi. Il potere dominante lo teme, lo cerca e “lo arresta”. E il motivo non è ascrivibile all’azione del suo Wikileaks! Lo arrestano perchè avrebbe  molestato due donne. Ve ne rendete conto? Non possono controllarlo (caratteristica peculiare dei media tattici) e lo fermano per un altro motivo!

Wikileaks è un medium tattico perchè è un mezzo di opposizione: si oppone alla grammtica culturale dominante e cioè al sistema di regole che strutturano i rapporti e le interazioni sociali. Si oppone alla totalità dei codici estetici e delle regole di comportamento che ci sono state imposte e alle quali crediamo per fede. Si oppone alle relazioni sociali di potere e comando che sono state imposte a tutti ma che nessuno ha mai chiesto. Wikileaks è pericoloso perchè pare sia temuto dai poteri forti che in questo momento si vedono scoperti nelle loro reali azioni. Lo temono perchè mette a nudo una verità.

Wikileaks è un medium tattico perchè è LIBERO e PARTECIPATO: i suoi utenti sono ormai tantissimi, i suoi contenuti sono veicolati attraverso la rete, sono liberi di usare la convergenza mediale, e cioè i social network, per rimbalzare da un utente all’altro cercando e ottenendo CONSENSO. Wikileaks è un medium tattico perchè non chiede di essere creduto a prescindere ma chiede a tutti di analizzare i suoi contenuti, di smontarli , di criticarli secondo coscienza e sensibilità culturale, di rimontarli e di riporli, senza alcun ritegno e paura, nel fiume impetuoso della media convergence affinchè possa raggiungere altri utenti che applicheranno lo stesso metodo di lettura e di cognizione. Perchè Wikileaks RISCRIVE LA LETTURA e FA PAURA perchè è LIBERO, PARTECIPATIVO e tende alla VERITA’ PARTECIPATA.

Wikileaks è un medium tattico perchè per funzionare si dota di gruppi di influencer a vari livelli e con potenziali differenti. L’influencer capo è Assange. Ninja. Ma se leggete l’ intervista linkata di seguito capirete che la rete organizzata di gruppi di influencer che riesce a gestire il capo di Wikileaks è enorme e non è controllabile. Si parla di Blogger in questo caso, che come diciamo sempre sono i nuovi influencer. L’articolo titola “Blogger genovese: «Se arrestano Assange pronti a invadere il mondo con i files segreti»”. Vi invito a leggerlo perchè capirete che centinaia di migliaia di influencer ( blogger ) in tutto il mondo hanno scaricato il “contenuto tattico” di Assange e sono pronti a diffonderlo. E questo cosa vi fa capire? Che il medium tattico è INCONTROLLABILE ( non possono arrestarli tutti e non possono bloccare quel contenuto libero in rete) ed è PARTECIPATO ( è una verità contenuta in un file che vive grazie alla partecipazione di tutti e che crea senso di appartenenza e consenso ).

Questo è Wikileaks, questo è Assange: un medium tattico e i suoi influencer che si oppongono e che lottano per distruggere il presente e per sovvertire il contesto riscrivendo la lettura.

The Cyberbrain Warfare: La Guerra Degli Influencer

“C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso. Un mondo così fatto è il vero mondo”. (Friedrich Nietzsche)

“Come fai a capire se questa realtà è autentica o se è solo una estensione di false illusioni generate da segnali virtuali?” (Ghost in the Shell II)

La terza era del capitale, quella che viene dopo l’epoca classica delle ferriere e del vapore e dopo l’epoca moderna del fordismo e della linea di montaggio, ha come territorio di espansione l’infosfera, il luogo dove circolano segni-merce, flussi virtuali che attraversano la mente collettiva.
La colonizzazione dell’immaginario non è che l’ultima tappa del processo di colonizzazione capitalistica delle Reti.
Immaginario e memoria individuale, immaginario e memoria collettiva sono i territori di conquista della guerra dei sogni nel postumanesimo.
Internet resta un insieme di media pervaso di un caos spesso confuso per libertà, in cui i suoi utenti possono permettersi di contraddirsi da soli, fra menzogna e verità, informazione e disinformazione in una società liquida dai valori composti.
Se pur internet a volte urta vari poteri e fa scoprire menzogne di stato, e modifica l’essere della stampa/editoria mondiale o permette di finanziare o far vincere campagne elettorali come è avvenuto nel 2008 con Obama, non ha dato forma a nessuna vera democratizzazione dal basso.
Su Internet è preferibile evocare microfluenze – che impongono al pubblico un percorso ipertestuale e cognitivo con l’obiettivo di convincerlo a sottoscrivere le proposizioni presentate e a relanzionarvisi – invece di pesare troppo sul passo del mondo attraverso i processi di macroinfluenza che non solo cambiano la percezione del mondo (il “mi piace di Facebook” ad esempio) o che potrebbero mettere in crisi la netneutrality, attraverso il concentramento della tecnologia di accesso a internet in mano a pochi (uno) operatori di mercato.
Nelle reti si gioca una guerra senza pietà fra le differenti memorie evocate e sulla capacità di costruire framing e di consolidare priming.
La dicotomia oggettivo/soggettivo, sovrapposta a quella verità/opinione, è del tutto inadeguata nel mondo delle reti.
E se le cose sono ridotte alle loro immagini, il nostro cervello oggi produce e consuma immagini che definiscono il desiderio. E una volta messa in moto la macchina del desiderio è difficile da governare.
È per questo che noi viviamo un assedio esterno, una influenza costante e sofisticata sui nostri desideri.
Il processo di produzione globalizzato tende a diventare sempre più processo di produzione di mente a mezzo di mente. Il suo prodotto specifico ed essenziale sono gli stati mentali.
Attraverso le tempeste semiotiche nell’infosfera elettronica, producono un puzzle incompiuto di strane collezioni di idee, credenze e dottrine composite.
Più un individuo è esposto a stimoli identici e più sarà incline ad appropriarsi delle proposizioni che corrispondo a questi stimoli.
Una moltiplicazione di sè composta, una volta di più, da tanti avatar quante sono le sue gradazioni di desiderio, d’umore e di emotività.
Le caratteristiche della semiosfera ipermediale producono effetti sul sistema emozionale.
Esiste un’influenza diffusa sul reale, più difficile da definire perchè agisce sull’interpretazione del mondo attraverso specchi interposti.
Questa influenza non è politica nè strategica, ma esperenziale.
Nella fase conversazionale della semiosfera i motivi di condivisione riflettono ormai l’intera gamma delle passioni, dei bisogni, degli interessi e dei desideri che caratterizzano la vita sociale: i gusti musicali, le preferenze sessuali, l’entusiasmo per un attore o un genere letterario, l’appartenenza a una categoria professionale, il desiderio di vedere riconosciuto il proprio talento creativo o di promuovere un prodotto che si ritiene particolarmente meritevole, la speranza di incontrare qualcuno con cui stringere amicizia o di intrecciare una relazione erotica, la pura e semplice smania di esibizione; praticamente qualsiasi cosa può diventare occasione per alimentare una qualche forma di “appartenenza”.
Malgrado questo processo di frammentazione culturale il riferimento ad alcuni valori di fondo del Popolo della Rete – come la possibilità di esprimere il malessere sociale, di rifiutare le gerarchie precostuite, l’insofferenza nei confronti di ogni genere di censura, l’etica della libera condivisione delle risorse – non viene meno.
Ed è proprio per questo che la semiosfera vive una illusione prolungata, la speranza che si formi e (r)esista una nuova opinione pubbica digitale.
Nella sua mutazione storica la pubblica opinione è stata: prima soggetto sociale (per Habermas, che la identifica con le emergenti élite borghesi); poi oggetto di indagine di statistica (per gli studiosi della mass communication research e per il marketing politico); infine luogo (doxasfera) in cui si misurano ogni volta, i rapporti di fra decisori politici ed economici, media, pubblico generalista e minoranze attive, con queste ultime sempre più capaci di condizionare il ruolo di agenda setting dei tradizionali media broadcasting.
Il punto paradossale è che le visioni con approccio utopistico/visionario al tema rapporto fra nuovi media e scenari postdemocratici poggiano sull’interpretazione che il fascino delle grandi narrazioni del rapporto uomo/tecnica-tecnologia/cultura sia fondato sulla carica utopistica che li pervade: esse sognano l’unificazione planetaria delle culture umane e l’avvento di un mondo globale pacificato e liberato da diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Tutte le riflessioni sulle nuove forme di democrazia partono dal tentativo di definire in primo luogo il nuovo soggetto antropologico della democrazia, soggetto che viene concepito come un “prodotto” delle tecnologie di rete, in cui il confine tra pubblico e privato è cancellato.
E in questo confine che non esiste più, i cittadini della Rete sono prigionieri di una architettura che non conoscono, di cui non sono proprietari; una architettura che non può essere, come sostengono gli ottimisti o i fascisti digitali, refrattaria per natura a ogni volontà di controllo, per il semplice fatto che non è mai esistita una natura di Internet, ma solo una struttura fatta in un determinato modo così come l’avevano progettata i suoi creatori originali; così come non esiste alcun reale ostacolo tecnico alle intenzioni dei “nuovi padroni” della Rete che si propongono di ridisegnarne la logica.
La rete è uno spazio pubblico già ridotto al dominio del mercato, e non è lo spazio dell’infinita libertà, di un potere anarchico e libertario che nessuno può domare. È ormai un luogo di conflitti, dove la libertà è presentata come nemico della sicurezza, le ragioni della proprietà contrastano con quelle dell’accesso.
Nasce di qui il dilemma di capire cosa avremo domani un’opinione pubblica resistenziale o un dominio del mercato che ha l’obiettivo di influenzare e controllare il desiderio, i sogni, e le abitudine dei cittadini digitali? Un dominio delle anime digitali?
Ghost in The Shell, Matrix, Inception sono solo scenari fantastici o una invenzione che dall’immaginario retorico e futuristico ci avverte che la conoscenza sarà uno strumento di potere e di dominio assoluto?
Con “cyberbrain warfare” si indica la pratica di impiegare “il ghost hacking” come mezzo per ottenere l’accesso a un cervello cibernetico e infine al “ghost”, ovvero l’istinto non mediato da calcoli, di un determinato indviduo. La “cyberbrain warfare” è una conseguenza naturale dell’interazione delle tecnologie della cibernetica e delle comunicazioni senza fili direttamente connesse al cervello umano.
Sembra non esserci futuro per l’umano nella storia dell’umanità.
Il medium non è più il messaggio, i nostri cervelli vengono utilizzati come media per creare influenza sotto il dominio dei segni e del significate da parte della colonizzazione capitalistica della sfera.
Il dominio della infosfera e della semiosfera sotto un nuovo ordine di guerrieri: gli influencer.
Chi sono gli influencer?
Con la nascita dei Social Media, l’esperienza panottica di Bentham – ovvero il controllo senza essere visti – è stata traslata dai blogger ai nuovi potenziali profili di influenza.
La rete delle relazioni connesse, mutua il suo gergo e le sue funzioni dall’informatica: hub, nodi, router, switches. I profili che si riscontrano, oggi, nella rete sono:
A- coloro che hanno i contatti più numerosi e che connettono persone che con altre persone (hub). Si possono classificare secondo due criteri: lo scambio di relazione frequente o meno frequente, e se i legami sono forti o deboli;
B- coloro che hanno il sapere e la conoscenza (router), a cui le persone si rivolgono per chiedere informazioni;
C- coloro che hanno il potere di persuadere gli altri a comportarsi in un certo modo o effettuare determinati acquisti (switches);
D- coloro che gestiscono relazioni e connessioni con l’obiettivo di reperire informazioni e skill da utilizzare quotidianamente (bridge);
E- coloro che nella piena autosufficienza tendono a trovare da soli informazioni di cui necessitano;
F- coloro che non sono collocabili in alcuna delle precedenti categorie e che hanno atteggiamenti e comportamenti discontinui.
Gli influencer sono la mescolanza dei profili A, B, C. e attraverso le metriche sociali, qualitative e quantitative, ovvero quantità e qualità di post, commenti, di follower e fan, etc si possono determinare nella rete chi sono gli influencer e a quale tipologia essi appartengano.
E se a ciò aggiungiamo gli studi di profilazione per permettere al brand marketing di individuare e cogliere le tipologie di utenza delle piattaforme social oriented, possiamo immaginare come la piramide dei bisogni di Maslow è stata già ridisegnata per i fruitori della Rete. Una nuova riprogrammazione di bisogni di sopravvivenza, di sicurezza, di affiliazione e socializzazione, di stima e di riconoscimento, di realizzazione personale nella fruizione della infosfera e della smeiosfera, dei social network, del porno, e dei processi di produttività.
Un brand, o un movimento sociale, o un nuovo ordine identifichi gli influcer in un dato territorio geografico (locale, provinciale, regionale, nazionale, internazionale o mondiale) possono ridisegnare totalmente il framing costruendo un sistema di reputazione, simulacro di qualsiasi matrice cognitiva si voglia organizzare.
In Italia abbiamo già assaporato un assaggio delle strategia fatta attraverso gli influecer.
Due i casi, che voglio prendere in considerazione: 1. la geneaologia del Popolo Viola e 2. Wired e la campagna Internet for Peace.
Il Popolo Viola, movimento e identità resistenziale, pulsione vitale dal basso, nasce da un profilo Facebook, che nessuno sa in realtà di chi fosse. Celato sotto l’avatar “Precario San del Popolo Viola”*, il fondatore del Popolo Viola, potrebbe essere in realtà una strategia degli influecer della Casaleggio Associati, società nata all’interno dei medialab di Telecom e la più esperta e avanzata realtà di studio e di ricerca in Italia su potere, influenza e mobilitazione virtuale. Ha tra i suoi clienti: Beppe Grillo, Antonio Di Pietro e Marco Travaglio.
Internet for Peace, la campagna di sostegno alla candidatura di Internet a Premio Nobel organizzata da Wired Italia, era semplicemente una campagna di marketing per il posizionamento della rivista. Il problema in sé non esiste, ma la questione su cui bisogna riflettere è la strategia avanzata da Telecom attraverso gli influencer della rete, attraverso Wired – attraverso Riccardo Luna ex giornalista sportivo e direttore del romanista – trasformato in guru delle culture digitali, attraverso i blogger italiani -panotticamente controllati ?- che si riuniscono nei contest tipo Riva del Garda per costruire una propria autolegittimazione e referenza, oggi messa in discussione dai social network e media, attraverso i Working Capital, distonie comunicative della strategia di corporate tesa a licenziare i lavoratori e a catturare talenti creativi, attraverso i Future Lab che immaginificano il futuro anteriore.
Eppure Telecom è contro l’NGN, il Next Generation Network, ovvero la più grande evoluzione che la rete possa avere in questo momento capace di consentire il trasporto di tutte le informazioni ed i servizi (voce, dati, comunicazioni multimediali) incapsulando le stesse in pacchetti TCP/IP.
E su NGN anche la televisione potrebbe trasmettere, aprendo a una pluralità di voci, ma Governo Berlusconi e Telecom sono contrari.
Con gli influencer e le strategie ad essi connessi si apre un nuovo mondo, e con esso un nuovo ordine di dominio.
La conoscenza moltiplica la capacità umana di produrre cose utili, e moltiplica gli spazi di libertà per tutti gli essere umani, riducendo così il tempo di lavoro necessario per produrre ciò che occorre alla società.
Ciò vuol dire che conoscere è potenza.
Oggi c’è un obiettivo preciso: fare della conoscenza uno strumento di potere, non di liberazione.
Ma questo non accadrà facilmente, perchè la conoscenza non tollera il dominio, e irreversibilmente la postumanità ha preso il posto dell’umanità.

Bibliografia
Marc Augè, La guerra dei sogni, Eleuthera
Franco Berardi ‘Bifo’, Il sapiente, il mercante, il guerriero, Derive Approdi
Manuel Castells, La nascita della società in rete, Egea
Stefano Cristante, Media Philosophy, Liguori
Derrick De Kerchkove, Dopo la democrazia, Apogeo
Carlo Formenti, Cybersoviet, Raffaello Cortina Editore
Carlo Formenti, Incantati dalla rete, Raffaello Cortina Editore

Note
* Il “Precario San del Popolo Viola” non è San Precario del collettivo Chainworkers.
Il collettivo Chainworkers ha co-creato sia la Mayday Parade del primo maggio dal 2001, sia la figura di San Precario.
Da quando è nata il 29 febbraio 2004 l’icona di San Precario è sempre stata una icona libera, da usare liberamente. L’icona è stata usata da lavoratori, collettivi, sindacati di base.
Articolo di approfondimento sulle differenze di San Precario da Precario San del Popolo Viola:
http://www.precaria.org/san-precario-vs-precario-san.html

Sono Solo Stanco… Non Convincerti Del Contrario

Basta buttare parole su uno schermo bianco in cerca di sfogo!

Rileggerle per trovarne un significato da dare agli altri, mostrando a tutti la tua anima.

E allora giù righe di noia e di lacrime, puntando il dito verso mondi che non ti appartengono e confidargli di aver sbagliato.

Basta!

Non ne posso più di persone che antepongono la parola al fatto! Voglio azione nella mia vita!

L’esperienza è l’unica cosa che non si può trasmettere ma troppo spesso si nasconde dietro alle parole.

Avrei detto, avrei fatto… ma avrei che cosa? Perché non lo hai fatto? Perché non lo hai detto? Perché?!?

Credi che così ti sentirai migliore? Sbagli!

Troppo spesso la vita assume le forme di un assurdo gioco da settimana enigmistica. I miei puntini li sto unendo con raziocinio e ho voglia di scoprire quale meraviglioso disegno si cela alla fine.

Anche se gli occhi spesso inganno, mostrandoti cose e realtà che forse non esistono.

No, non sono pazzo. Atarassico?!? Nemmeno!

Proprio dai disturbi dell’anima riesco a trovare le espressioni giuste per dipingere il mondo.

Non ti piace? Beh, credimi, è solo invidia!

Non sono pazzo, sono solo stanco… Non convincerti del contrario…

Un Link Speciale Per Te!

Hanno tutti un’immagine photoshoppata, un alfabeto irriconoscibile e una citazione che rimeggia con cuore o amore. Ne ho visti di tutti i colori, sgrammaticati, con orrori di ortografia, mancanti di punteggiatura e firmati dai nick più infausti:  “Camorra and Love”, “Principe Azurro” (il mio non è un refuso), “bambolina napoletana triste” e chi più ne ha, più ne metta!

La banalità usata per indicare una appartenenza a chissà quale categoria: “Uomini e donne”, “sono figo”, “mi stressi”, “ti stimo” e tutta una seria di improperi difficili pure a ripetersi.

Ho visto, attribuita a Jhonny Deep, la frase “Non si desidera ciò che è facile ottenere”. Nulla contro il grande attore, ma povero OVIDIO!!!

Li chiamano “link”.

Non molto tempo fa, erano utilizzati per scopi diversi collegando notizie ed argomenti tra loro omogenei. Insomma, qualcosa di utile.

Ora rappresentano le tue emozioni, i tuoi stati d’animo, i tuoi pensieri.

Ci lamentiamo tanto dell’omologazione, della globalizzazione ma siamo i primi a non voler lasciare un segno e preferiamo affidare ad altri questo compito.

E tu, povero idiota, che hai seguito il link (questo lo è) solo perchè hai visto una bella figliola, sei stato costretto a leggere tutto il mio noioso post fatto di apprezzamenti che – magari – ti riguardano. Ora, da bravo, torna sul tuo profilo e guarda quanto ti sei manifestato omologato e ignorante, condividendo pensieri, tramutati in immondizia da persone che nemmeno conosci.

No, non ti sto disprezzando ma… odi profanum vulgus et arceo.

Facebook E La Ricerca Della Privacy

Viste le continue critiche, critiche che hanno portato anche al lancio del Quit Facebook Day atteso per il prossimo 31 maggio, Il CEO di Facebook Mark Zuckrberg negli ultimi mesi ha lavorato con i suoi ingegneri per migliorare la gestione della privacy offerta dal suo network, tenendo conto soprattutto dei suggerimenti e delle molte critiche arrivate degli utenti.

Il CEO del Socnet per eccellenza ha infatti presentato le nuove funzioni di gestione della privacy che presto saranno messe a disposizione di tutti gli iscritti. I cambiamenti avviati semplificano enormemente la gestione del proprio profilo attivando una opzione unica e globale per la condivisione delle informazioni con tutti, con gli amici o anche con gli amici degli amici (la scelta di opzioni su più livelli dovrebbe comunque rimanere disponibile per una gestione più granulare della privacy).

A questa semplificazione è stata anche associata una riduzione del numero di informazioni da avere necessariamante pubbliche per poter utilizzare i servizi del Socnet.

Aspettiamo di avere a regime la nuova funzione così da poterne testare la validità (anche se gli esperti di privacy della EFF hanno già dato un parere negativo).

A mio modesto avviso, comunque, il consiglio di moderare il flusso d’informazioni private che vengono immesse sulla rete rimane sempre valido.

— fonte: ilPost.it | via ilRasoio.info