non ho paura

Paura

 

Ti rendi conto, ad un certo punto, che la paura domina tutto. Domina i valori con cui sei cresciuto, i criteri che fino ad oggi hanno battuto il tuo sentiero di vita. I tuoi sensi si alterano e cominci a mettere in discussione il mondo intero.

Leggere sul quotidiano locale che, di sabato sera, tamponano l’auto di un benzinaio sullo stesso tragitto che tu compi ogni giorno, lo minacciano con un fucile a canne mozze una volta che l’uomo è sceso dal proprio veicolo per controllare il danno e lo rapinano dell’incasso della sua giornata lavorativa, colora la tua percezione di sicurezza di nero pece.

Discutiamo e giustifichiamo ogni santo giorno le azioni dei piccoli delinquenti. Diamo colpa ad un sistema di prevenzione carente o quantomeno inadatto che non si pone mai seriamente il problema di recuperare i ragazzini abbandonati a se stessi quando è il momento di farlo, da bambini, da adolescenti.

Giustifichiamo ad oltranza sapendo che la nostra società è malata, ingiusta. Una società che ancora oggi, in Italia, se nasci figlio di un avvocato, di un medico, di un giornalista, sicuramente i games della tua vita avranno difficoltà più lievi rispetto al figlio del poveraccio, della prostituta, del carcerato, del tossicodipendente che di bonus non ne troveranno mai e tante volte si ritroveranno a ripartire, con sempre meno forza, di fronte ai ripetuti “game over” dovuti agli insuccessi. E ripeteranno all’infinito gli stessi errori perché nessuno mostrerà loro che esiste un altro modo per risolvere i problemi e che esiste davvero un altro stile di vita.

Fai presente ogni giorno a tuo figlio che deve trattare i suoi coetanei, qualsiasi estrazione sociale possiedano, alla stessa maniera.

Rischi di persona, permettendo a tuo figlio di uscire con il figlio della ragazza madre e di un disgraziato che ha avuto la geniale idea di scoparsi due sorelle e di tenere due famiglie. Lo stesso disgraziato che esce ed entra dal carcere e che è esempio di vita per gli altri figli che seguono le sue stesse orme.

Tuo figlio stesso ti dichiara: “Ma’, Pasquale ha problemi seri, è violento quando siamo per strada. Credo sia colpa della sua famiglia”.

Ti intestardisci e gli rispondi che bisogna insegnare, pian piano, a Pasquale che esistono altri modi per sfogare la rabbia, l’aggressività e così lo porti a frequentare, assieme a tuo figlio, le lezioni di rugby.

Intanto ti batte il cuore per la paura perché sai bene che potrebbe essere tuo figlio quello che apprende che esiste anche quell’altro modo per affrontare la vita …

Gli amici cari, gli insegnanti, qualche parente ti fanno presente di aver visto uscire tuo figlio con Pasquale e, quando si riferiscono a lui, riportano il cognome del padre, giusto perché tu capisca e ricordi che razza di madre incosciente tu sia.

Sai di fare la cosa giusta ma, poi arriva sabato sera e quelli con il fucile a canne mozze appena fuori dal paese, così, alle 8 di sera, senza riguardo, spavaldi, ti portano a riflettere davvero se è il caso di voler salvare il mondo mettendo anche a repentaglio il futuro di tuo figlio cercando di salvare quell’amichetto con tante disgrazie non sue.

Parli con le persone a te più vicine, quelle di cui ti fidi, quelle che sono cresciute con i tuoi stessi valori, quelle sempre generose e trovi in loro una paura maggiore della tua. Trovi che hanno cominciato a pensare che siccome lo Stato non le protegge, è arrivato il momento di farsi giustizia da soli. Trovi in loro rancore e non più condivisione: “Gra’, tu insisti con queste storie del divario sociale, che non è colpa loro, ma qua se non ti prendi un’arma e ti difendi da solo, t’ammazzano, ti minacciano, ti rapinano e nessuno fa nulla”.

Ascolti attentamente le parole, il tono, guardi i loro occhi e vedi tutta la paura e ti stupisci. Insisti con le argomentazioni ma comprendi che non otterrai nulla, hanno troppa paura.

E comprendi che davvero non puoi fare molto e che non dipende da te se il mondo va così male.

L’assenza dello Stato comincia da qua.

Da questa percezione di sentirsi sempre in pericolo e dalla certezza della mancanza di protezione e di giustizia. Da questa sensazione di essere da soli a dover affrontare i rischi.

Rifletti ancora e cominci a notare gli impianti di videosorveglianza, le “V” disegnate sulle abitazioni in campagna che stanno a significare la presenza dei vigilanti privati, i furgoni dei trasporti valori, nonché le idee delle persone sull’uso delle armi … e ti chiedi se non sei una incosciente.

Tutti hanno paura e cominci ad averne anche tu e inizi a temere come mai prima e ti senti sola e spaurita.

… ma è un attimo, solo uno … e poi torna il  solito “IO NON HO PAURA!”

Wake Up!

La foto è di NotForYou

Warhol diceva: “in futuro saremo tutti famosi per 15 minuti”.

È una trappola.

Viviamo in un momento storico in cui il mercato delle illusioni è fiorente come mai prima d’ora. E le illusioni sono seducenti come il canto delle sirene.

Il meccanismo è diabolico ma estremamente semplice ed è lo strumento fondamentale attraverso il quale si costruisce, consolida e gestisce il controllo del consenso sociale.

Le lobby del potere hanno capito una cosa elementare: un controllo autoritario e repressivo delle masse genera situazioni potenzialmente esplosive.

La soluzione è mantenere il potere sedando il senso critico.
Come? “Regalandoci” l’illusione che vivere in Occidente vuol dire vivere da uomini liberi. Il controllo non viene più esercitato solo a livello politico ma soprattutto economico e culturale.

Tutto ciò che abbiamo sono una serie di pacchetti libertà spendibili in ambiti ben delineati al di fuori dei quali è quasi impossibile andare. Questi pacchetti libertà sono valvole di sfogo che consentono di abbassare il livello del dissenso nei momenti critici.

Cosa c’è di più rassicurante di una società in cui è possibile riunirsi, partecipare a cortei, manifestare il dissenso senza per questo rischiare di essere gettati a marcire in prigione? Cosa c’è di più democratico di una società in cui il potere d’acquisto è garantito ad una porzione di popolazione sempre più ampia?

Ed è qui il trucco, ti viene offerto un mondo fatto di vetrine colorate in cui, pagando, puoi giocare a sentirti libero, forte, arrivato. Solo che mentre tu sei impegnato nel Paese dei Balocchi qualcuno sta speculando sui tuoi diritti, sul tuo futuro e sulla tua libertà.

Il consumismo è la madre di tutte le bulimie:

avere accesso ad un campionario sempre più vasto di beni e servizi, poter annegare le proprie frustrazioni nell’acquisto di una marea infinita di prodotti è qualcosa che ti distrae e ti assopisce. Siamo tutti dispiaciuti per la fame nel mondo e il riscaldamento globale ma cosa facciamo – sul serio – in merito?

La soddisfazione compulsiva dei propri bisogni è una pillolina dorata che ha il brutto effetto collaterale di abbassare il senso critico:

perché dovrei preoccuparmi della libertà d’informazione se ho la tredicesima e le ferie pagate?

Viviamo nel migliore dei mondi possibili, un mondo fatto di individualismo standardizzato che ha come unico scopo quello di separarci dai nostri simili per renderci più gestibili.

Qualcuno ha detto che dopo gli anni ’70 non ci sono più battaglie che vale la pena di combattere. Per fortuna si sbagliava.

Oggi si combatte per la nostra libertà intellettuale, per il diritto all’indignazione, per riacquistare la capacità di giudicare e agire al di fuori degli schemi predeterminati che tentano costantemente di venderci.
Intorno a noi qualcosa sta cambiando:

la possibilità di accesso ad informazioni non manipolate dalle lobby è qualcosa di tangibile, reale. La rete può essere la roccaforte, la base di partenza per il risveglio civile e culturale delle nostre coscienze. Dobbiamo solo imparare a non perderci, a guardare bene. Quello che dobbiamo fare è tenere gli occhi aperti e non accontentarci delle apparenze.

Cerchiamo, scoviamo e condividiamo.

Se il consumismo è la madre di tutte le bulimie
la conoscenza è la madre di tutte le armi.

Dalla Periferia Dell’impero

Ho sempre collocato le mie fantasie di bambino nell’epoca dei Greci, quelle di ragazzino nel Medioevo.
Eppure il Medioevo mi sembra di viverlo, oggi, nella nazione che amo, perchè non solo è la mia terra, ma il Paese in cui voglio e ho deciso di vivere, nonostante tutto.
Perchè siamo in un nuovo Medioevo?
Perchè c’è in atto la più totale degradazione del sistema Italia, troppo inaduegato a un mondo e una società glocale che cambia. Troppo vasto nelle sue diversità, complesso, superato e corrotto per essere controllato, anche, nelle singole parti da un apparato manageriale efficiente, destinato – e in gran parte già – al collasso e, per gioco di interazioni reciproche, a produrre un arretramento di tutta la società italiana.
E se a questo aggiungiamo (a) una democrazia che in realtà non c’è, (b) la messa in discussione dei diritti sociali e lavorativi, (c) un imbarbarimento culturale e dei costumi, (d) una classe dirigente (pubblica e privata in ogni ambito) sempre più corrotta e piena di interessi privati, gerontocratica, mediocre, corporativistica, inutile e incapace di risolvere i problemi della società italiana, (e) troppe istituzioni autoreferenziali che aumentano la complessità e non la risolvono, (f) una crisi economica internazionale, che divide sempre di più la forbice tra ricchi e poveri, credo proprio che possiamo parlare di un nuovo Medioevo.
E se la potenza di una nazione è il risultato del grado di sviluppo del sapere/della techne e del suo territorio, l’Italia scivola verso la periferia dell’Impero.
Questo è il quadro che si ricava leggendo “Il mondo in cifre. 2011” edito da “The Economist” e pubblicato in Italia da Internazionale.
L’Italia è tra i Paesi con la crescita economica più debole nel mondo (al 7° posto, prima ci sono solo solo Eritrea, Costa d’avorio, Gabon, Haiti, Domenica, Rep. Centroafricana); situazione analoga nella crescita dei servizi (al 10° posto, in Europa solo la Germania è prima al 9° posto).
Al 9° posto nella percentuale del totale delle esportazioni mondiali (beni, servizi, reddito), al 7° tra i leader del commercio di beni, all’11° in quella dei servizi.
Ha un saldo negativo di 78.144 milioni di dollari, 2° Paese a livello mondiale per debito pubblico, 9° per spesa pubblica.
Non ha un debito estero alto, ma spende per difendersi(?) ovvero per spese militari (bilancio della Difesa) $ 30,9 miliardi, per la ricerca e sviluppo solo $ 21,1 m.
Ha un tasso di crescita, negli ultimi dieci anni, dello 0,4% di media annuale, 7° posto per produzione industriale, 5° posto per industria manifattutiera, 7° posto per servizi, 11° posto per agricoltura.
5° posto per produzione di frutta, 8° posto paese per produzione di verdure.
40° posto per competività globale, 43° posto per ambiente imprenditoriale.
Fuori dai primi 25 Paesi per creatività economica, per capacità tecnologica, e per la capacità di sfruttare brevetti.
5° Paese per turismo e per la spesa in turismo, 4° per i ricavi dal turismo.
Ha una spesa media per la sanità rispetto alle altre nazioni.
Il 96,6% degli italiani ha un tv a colori in casa.
Il 35,7% hanno una linea telefonica in casa, ma per 100 abitanti ci sono 151,6 sim telefoniche (8° posto) e 36,7 pc per 100 abitanti (26° posto).
18,9 abbonamenti di banda larga per 100 abitanti (25° posto) Il 46,9% delle famiglie ha internet (38° in classifica). 215 copie di quotidiani per 1000 abitanti.
L’Italia non è nei primi 29 posti per la stampa più libera, ma nemmeno nei 29 posti dei Paesi con la stampa meno libera. Una transizione permanente, lenta, che dell’Impero ormai più che altro è la periferia.
Ma nella sua apparenza immobilistica e dogmatica il MedioEvo fu, paradossalmente, un momento di rivoluzione culturale.
Non fu solo attraversato da pestilenze e stragi, intollerenza e morte.
Ha prodotto alla fine un Rinascimento, ha inventato la società comunale senza avere avuto notizie precise sulla polis greca, arriva in Cina credendo di trovare uomini con un piede solo o con la bocca sul ventre, arriva forse in America prima di Colombo usando l’astronomia di Tolomeo e la geografia di Erastotene…