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Influenza Sociale: Come Ottenere Un Topic Trend Su Twitter

Twitter è senza ombra di dubbio uno degli strumenti sul Web che più incarna i temi di attualità. Un news network più di un social network. Ciò che accade quotidianamente nel mondo reale (notizie, emozioni, idee, ecc) viene rimarcato sul mondo digitale attraverso dei memi, frasi di 140 caratteri e il più delle volte anche con link, immagini e video.

In questo mondo caotico di messaggi esistono degli attrattori di ordine che prendono il nome di Temi di Tendenza o Twitter Trends (TT), individuati fra i temi che risultano più popolari in un dato momento e riportati in un box che troviamo in basso a sinistra nel nostro profilo di Twitter, con l’indicazione Tendenze. Qui sono segnalati i 10 temi più caldi in funzione degli hashtag o delle parole che più sono citate nella “Twitter-sfera”.

L’algoritmo dei TT ha la capacità di trovare e restituire sia i trend del globo intero (tenendo quindi un fattore di genericità su quelli che sono gli argomenti più discussi) e sia quelli di una particolare nazione. Per passare da uno stadio all’altro, basterà cliccare su Modifica e scegliere Universale, oppure spuntare la nazione d’interesse (ad esempio Italia) così da ottenere informazioni d’attualità in base alla rilevanza geografica indicata.

A questo proposito è bene chiarire una cosa: le zone geografiche non sono decise manualmente, ma create in modo dinamico in base al volume dei messaggi. Ciò significa che può capitare di non vedere nell’elenco delle tendenze una determinata zona geografica perché Twitter, evidentemente, non sta ricevendo tweet a sufficienza per creare un trend che sia abbastanza significativo in quel momento.

Ma come si diventa Twitter Trend?

Ogni hashtag, quando nasce, ha l’ambizione di diventare un Twitter Trend. Ok, ma come? Innanzi tutto è bene capire quali sono i fattori determinati noti. In questo Twitter stesso ci aiuta dicendoci che i Temi di Tendenza sono temi popolari in quel preciso momento e non temi popolari per un certo tempo o per giorno. Quindi Twitter ricalcola costantemente l’insieme dei tweet che popolano l’intero sistema (dato che ad ogni istante nuovi memi vengono generati) e verifica se ci sono nuovi TT: il tutto, va da se, in un particolare tempo t.

È possibile a questo punto pensare a Twitter come ad un sistema entropico (dove l’entropia viene interpretata come il “grado di disordine” del sistema), in cui i Twitters generano spontaneamente i loro memi, inserendo nuove informazioni all’interno del sistema: informazioni di volta in volta diverse che portano ad un aumento del disordine. In più è possibile che più memi si riferiscano ad uno stesso concetto, ma con declinazioni differenti e quindi con hashtag diversi.

Questo fa capire quanto il disordine possa crescere facilmente. Tuttavia Twitter tende a compiere quasi una selezione naturale, portando gli utenti ad ordinarsi, in un certo tempo Tx, su hashtag simili; questo per entrare in contatto fra loro e condividere i propri memi, comunicando infine sotto lo stesso fattore di ordine comune: l’hashtag.

Sebbene questo modo di ordinarsi sia “naturale” e compiuto dagli utenti per uniformarsi attorno ad un fattore comune di comunicazione, esiste anche un ordinamento “forzato” attuato direttamente Twitter mediante l’algoritmo che individua i Twitter Trends. A dirla tutta, potremmo anche dire che questa azione di individuazione dei TT è funzione della prima, perché se non ci fossero dei flussi di informazioni che perturbano il sistema entropico, accomunando più utenti sotto uno stesso hashtag, non si potrebbe avere l’abbassamento dell’entropia in alcune regioni del sistema stesso e l’individuazione dei TT.

Bene, ma come è possibile rappresentare allora il sistema Twitter? A questo proposito un’interessante analisi è stata svolta dal fisico napoletano Rosario Di Girolamo (qui l’articolo originale), che ha definito Twitter come: “un piano diviso in celle, in cui il contenuto di ogni cella è un meme, ossia un’unita di informazione riconoscibile, una parola ricorrente nelle conversazioni (ad esempio nella figura di seguito gli hashtag “#europei2012”, “#legge194”, “#pessoa”) e l’altezza della perturbazione del piano è in qualche modo collegato a quanto è importante per Twitter quel flusso di messaggi prodotti sul meme”.

twitter vortici sistema trending topic

Il fisico continua spiegando che sul piano (piano solo per il momento, perché si sta semplificando la struttura dell’algoritmo) ogni perturbazione è una superficie a 5 dimensioni così definita:

formula followers

E dove Ф è data da:

formula twitter meme

In questo modo di rappresentare Twitter, la perturbazione è giustamente indicata come l’insieme dei tweet con lo stesso hashtag e quindi, come detto in precedenza, l’insieme delle conversazioni che si raccolgono attorno ad uno stesso hashtag e che vengono rappresentate (nel particolare) come un vortice.

Il vortice nasce, cresce e ingloba gli altri hashtag paralleli a quello centrale, creando un solo flusso di conversazione con al centro l’hashtag designato ad essere TT. Di conseguenza a vincere un posto nella Top Ten dei Trending Topic sono i memi che temporaneamente hanno un ɸ più alto.

Questione di tweet, follower, ma non solo

A questo punto ci si apre a diverse considerazioni. Perché se da un lato Twitter ci dice che l’algoritmo sui TT identifica temi che sono popolari in quel preciso momento (e non sono temi popolari per un certo tempo o per giorno), è bene ricordare che per influenzare una fetta importante di utenza su Twitter l’hashtag che ambisce a diventare TT deve resistere per diverso tempo.

Quindi l’asserzione per cui i Twitter Trends sono indicativi delle tendenze di un certo istante è vero solo in parte, perché l’essere TT deriva da una storia pregressa di quel meme. È quindi ragionevole pensare che un TT per essere tale ha bisogno di un certo intervallo di tempo Ty in cui cresce e si espande fra le varie reti di Twitter.

L’evolversi di un hashtag può avvenire in due direzioni: una che possiamo definire generale ed una più specifica. Nel primo caso si tratta di memi di interesse comune, quali possono essere le Olimpiadi o gli Europei di calcio. Le tematiche di grande interesse pubblico appaiono quotidianamente nelle file dei Twitter Trends ed entrarne a far parte significa semplicemente alimentare quel flusso, già divenuto vortice, e che continuerà ad espandersi fino a che quella notizia non si sarà estinta, facendo estinguere anche il flusso di tweet e di conseguenza portando fuori dai TT l’hashtag.

Diversamente l’evoluzione più specifica deriva da un comportamento chiuso, o meglio: da una serie di tweet e retweet eseguiti da un gruppo ben coeso di una particolare nicchia, che vuole spingere l’attenzione su un dato argomento. È il caso eclatante dei fan di Justin Bieber, che quasi quotidianamente giocano a far salire l’uno o l’altro titolo di una canzone del loro idolo (trend simili si riscontrano per Lady Gaga, i One Direction, ecc).

In questo caso, come fa notare anche il fisico Di Girolamo, il comportamento del flusso è differente, assume una struttura ad anello e quindi chiusa: il meme che viene portato in TT non è popolare, ma comune alla sola nicchia di riferimento; nicchia però abbastanza influente per portare fra i Twitter Trends quell’hashtag e senza andare a coinvolgere altre persone.

La ricetta giusta

Da queste considerazioni si potrebbe derivare una sorta di ricetta per portare in TT un hashtag. Affinché ciò accada è condizione necessaria che più utenti twittino i loro messaggi con incluso lo stesso hashtag da portare in TT. Questo deve essere eseguito in un certo intervallo di tempo Ty in modo crescente, creando un nuovo vortice che si innalzi sul piano di Twitter e che venga riconosciuto come influente da parte dell’algoritmo dei Twitter Trend. I Twitters dovranno continuare ad alimentare e sorreggere la discussione su Twitter eseguendo tweet (con messaggi differenti) e retweet, con l’unica costante dell’hashtag identificato.

Abbiamo scritto “riconosciuto come influente da parte dell’algoritmo dei Twitter Trend”, ma quando accade questo? Idealmente si potrebbe fissare una sorta di livello minimo, dato dalle dimensioni del flusso del decimo TT (supponendo che sia quello con Ф più basso). In questo caso l’algoritmo di Twitter andrebbe a verificare se i Trend emergenti raggiungono quel livello e se sono in grado di scalzare qualche TT già nella Top Ten.

Altra considerazioni da farsi riguarda l’influenza dei profili che twittano. È pensabile, infatti, che Twitter si protegga dal fenomeno dei TT generati da sistemi di bot, andando a fare delle verifiche veloci sui profili che stanno spingendo l’hashtag. Quali? In primis verificando il numero di follower (pochi follower individuano account civetta). Secondariamente controllando il numero di interazioni fatte dal profilo (se attivo o dormiente).

Ovviamente i controlli potrebbero essere decisamente più numerosi ed accurati, ma data l’idea di immediatezza dei TT non sarebbe troppo logico perdere tempi elevati per ulteriori analisi più complesse.

A questo punto è facile porsi la domanda: “quanto influiscono i profili più pesanti e quindi con un elevato numero di follower?”. In teoria questi profili hanno un doppio vantaggio. Il primo derivato dall’elevato potere di viralità che possono scatenare fra i propri follower. E il secondo più incline all’algoritmo di Twitter, il quale potrebbe associare un peso maggiore ai flussi che includono twitters con un numero elevato di follower.

Tecniche e consigli

Ci sono allora delle cose da fare e da non fare per far arrivare fra i Twitter Trend un hashtag? In realtà si. Eccone alcune:

L’ARGOMENTO DI INTERESSE

Scegliete un topic in cui siete ferrati, così da dare adito ad una serie di botta risposta. Se il vostro messaggio entrerà in circolo, potete star certi che ci saranno molti spunti per cui discutere ed è fondamentale alimentare il dibattito in modo sensato.

REALIZZATE UNA CONNESSIONE EMOTIVA

Spesso i topic sono sterili, senza coinvolgimento e stentano a crescere. È bene, invece, rendere emozionale il proprio meme, cercare quel qualcosa che coinvolga le persone e faccia percepire loro come un vantaggio il partecipare alla conversazione con quell’hashtag. Da qui si capisce la necessità di creare un hashtag che sia da una parte funzionale, ma dall’altra memorabile.

TWEET E RETWEET, MA SENZA ESAGERARE

Iniziate con i vostri tweet e inviate poi un tweet con una domanda relativa al topic da voi scelto, includendo ovviamente l’hashtag che volete portare in TT. Chiedete ai vostri followers di retweettare il tweet, così da innescare un effetto buzz: inizierà a prendere forma il vortice. Ovviamente è bene ricordare che non servirà a molto twittare messaggi a sproposito e con un’elevata frequenza nel tempo, che abbiano semplicemente al loro interno l’hashtag da portare in TT.

Infatti non è tanto la quantità dei tweet inviati che fa la differenza; quanto, invece, il numero di utenti che twittano con quell’hashtag. È inutile, ad esempio, generare un flusso enorme di tweet proveniente da pochi account con una frequenza di tweeting elevata nel breve periodo. È invece più profittevole che vi siano centinaia di utenti che twittano l’hashtag, anche se con una frequenza decisamente più bassa.

CREATE UN GRUPPO

Individuate i profili attinenti al vostro topic che potrebbero essere interessati e con più follower (meglio se nell’ordine delle migliaia) e chiedete loro di aiutarvi a twittare e retwittare l’hashtag da portare in TT. Non abbiate timori e provate a contattare anche grandi personaggi pubblici, radio, TV e influencer della vostra nicchia.

SEGUITE LA DISCUSSIONE

Quando vedete delle persone che twittano il vostro hashtag, retwittate quel tweet, così da mostrare ai vostri follower che altre persone interagiscono con l’hashtag.

RENDETE TUTTO PIU’ PARTECIPATIVO

Evitate l’errore di chiudervi in frasi che potrebbero capire solo in pochi, ma crete degli spunti di dialogo. Fate domande e chiedete il parere di chi vi retwitta su alcune sfumature del tema.

IL TEMPO CORRETTO

C’è anche un tempo giusto per twittare un argomento e ci sono due possibili alternative. La prima è quella di attendere momenti di quiete, in cui il calderone dei memi che ambiscono a diventare TT si è calmato e sono quindi presenti pochi flussi di notizie. In questo caso si avranno più possibilità di raggiungere la Top Ten. La seconda possibilità prevede un piccolo studio a priori, attraverso il quale individuare l’orario in cui gli utenti più sensibili al vostro topic (quindi diciamo la vostra nicchia di riferimento) generalmente twittano di più. In questo modo si avrà la certezza di colpire le persone giuste nell’orario giusto.

USCITE DAL CERCHIO

Per far aumentare la risonanza del vostro hashtag potete usare degli strumenti che inneschino il tam tam per voi. Un esempio potrebbe essere quello di lanciare un quiz o un sondaggio. Pensate ad esempio alla politica ed alle primarie: potreste lanciare una poll in cui chiedete di inserire una preferenza fra i candidati. Ovviamente ricordandovi sempre di inserire all’interno del messaggio l’hashtag e ricordando agli utenti di fare altrettanto con le loro risposte.

Twitter Trend: qualcosa sta cambiando

In risposta alle numerose lamentele nate a causa di presunti “sistemi automatici” (con bot e quant’altro) volti a falsare i Twitter Trend o a introdurre tendenze alle quali i più non sono interessanti (come le discussioni fra i fan di Bieber, Lady Gaga &Co), sembra che Twitter sia corsa ai ripari inserendo i Tailored Trend.

I Tailored Trend, noti in Italia sotto il nome di Tendenze Personalizzate, sono un nuovo modo di intendere i TT e nati, come dice la nota diramata da Sara Mauskopf (Product Manager di Twitter), al fine di mostrare temi emergenti che contino di più per gli utenti, con Tendenze misurate in base alla propria posizione e a profili che si stanno seguendo (following) su Twitter.

Per farla breve, quindi, con i Tailored Trend ad essere inseriti nei nostri Twitter Trend (personali) non ci sarebbe una selezione dei temi più discussi su scala Universale o Nazionale, ma un ristretto parterre di hashtag selezionati in funzione della rilevanza geografica e dei nostri influencer.

Come passare a questi Tailored Trend? Basta accedere al profilo e, nella sezione dedicata alle tendenze, cliccare su Modifica. Nella nuova finestra, premete il pulsante in basso a sinistra Ottieni le tendenze personalizzate ed il gioco è fatto.

tendenze personalizzate twitter

Ovviamente sarà possibile in qualsiasi momento tornare alla visione nazionale o globale dei Twitter Trend.

Ma non è ancora tutto. Perché sembra che i magnati di Twitter abbiano fiutato l’importanza di apparire fra i TT, non solo per gli utenti, ma anche e soprattutto per le aziende.

Ed allora ecco nascere le Tendenze sponsorizzate. Dal sito ufficiale leggiamo: “Le Tendenze Sponsorizzate sono un concetto nuovo di promozione che abbiamo iniziato a sperimentare come estensione della piattaforma di Tweet Sponsorizzati. Con le Tendenze Sponsorizzate gli utenti vedono temi appropriati al momento, al contesto cui sono interessati e ad eventi particolari in corso. Questi Temi di Tendenza pagati da inserzionisti appaiono in cima alla lista dei temi di tendenza su Twitter sono chiaramente etichettati come ‘Sponsorizzati’”.

Allora basta pagare per assicurarsi un posto nella Top Ten? Sembra di no. Infatti dal mondo Twitter fanno sapere che “Se un tema non ha già raggiunto un livello minimo di popolarità su Twitter, non potrà essere Sponsorizzato”. Ovviamente quale sia questa soglia, ad ora, non è dato saperlo. Per maggiori informazioni a riguardo basta cliccare qui.

The Cyberbrain Warfare: La Guerra Degli Influencer

“C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso. Un mondo così fatto è il vero mondo”. (Friedrich Nietzsche)

“Come fai a capire se questa realtà è autentica o se è solo una estensione di false illusioni generate da segnali virtuali?” (Ghost in the Shell II)

La terza era del capitale, quella che viene dopo l’epoca classica delle ferriere e del vapore e dopo l’epoca moderna del fordismo e della linea di montaggio, ha come territorio di espansione l’infosfera, il luogo dove circolano segni-merce, flussi virtuali che attraversano la mente collettiva.
La colonizzazione dell’immaginario non è che l’ultima tappa del processo di colonizzazione capitalistica delle Reti.
Immaginario e memoria individuale, immaginario e memoria collettiva sono i territori di conquista della guerra dei sogni nel postumanesimo.
Internet resta un insieme di media pervaso di un caos spesso confuso per libertà, in cui i suoi utenti possono permettersi di contraddirsi da soli, fra menzogna e verità, informazione e disinformazione in una società liquida dai valori composti.
Se pur internet a volte urta vari poteri e fa scoprire menzogne di stato, e modifica l’essere della stampa/editoria mondiale o permette di finanziare o far vincere campagne elettorali come è avvenuto nel 2008 con Obama, non ha dato forma a nessuna vera democratizzazione dal basso.
Su Internet è preferibile evocare microfluenze – che impongono al pubblico un percorso ipertestuale e cognitivo con l’obiettivo di convincerlo a sottoscrivere le proposizioni presentate e a relanzionarvisi – invece di pesare troppo sul passo del mondo attraverso i processi di macroinfluenza che non solo cambiano la percezione del mondo (il “mi piace di Facebook” ad esempio) o che potrebbero mettere in crisi la netneutrality, attraverso il concentramento della tecnologia di accesso a internet in mano a pochi (uno) operatori di mercato.
Nelle reti si gioca una guerra senza pietà fra le differenti memorie evocate e sulla capacità di costruire framing e di consolidare priming.
La dicotomia oggettivo/soggettivo, sovrapposta a quella verità/opinione, è del tutto inadeguata nel mondo delle reti.
E se le cose sono ridotte alle loro immagini, il nostro cervello oggi produce e consuma immagini che definiscono il desiderio. E una volta messa in moto la macchina del desiderio è difficile da governare.
È per questo che noi viviamo un assedio esterno, una influenza costante e sofisticata sui nostri desideri.
Il processo di produzione globalizzato tende a diventare sempre più processo di produzione di mente a mezzo di mente. Il suo prodotto specifico ed essenziale sono gli stati mentali.
Attraverso le tempeste semiotiche nell’infosfera elettronica, producono un puzzle incompiuto di strane collezioni di idee, credenze e dottrine composite.
Più un individuo è esposto a stimoli identici e più sarà incline ad appropriarsi delle proposizioni che corrispondo a questi stimoli.
Una moltiplicazione di sè composta, una volta di più, da tanti avatar quante sono le sue gradazioni di desiderio, d’umore e di emotività.
Le caratteristiche della semiosfera ipermediale producono effetti sul sistema emozionale.
Esiste un’influenza diffusa sul reale, più difficile da definire perchè agisce sull’interpretazione del mondo attraverso specchi interposti.
Questa influenza non è politica nè strategica, ma esperenziale.
Nella fase conversazionale della semiosfera i motivi di condivisione riflettono ormai l’intera gamma delle passioni, dei bisogni, degli interessi e dei desideri che caratterizzano la vita sociale: i gusti musicali, le preferenze sessuali, l’entusiasmo per un attore o un genere letterario, l’appartenenza a una categoria professionale, il desiderio di vedere riconosciuto il proprio talento creativo o di promuovere un prodotto che si ritiene particolarmente meritevole, la speranza di incontrare qualcuno con cui stringere amicizia o di intrecciare una relazione erotica, la pura e semplice smania di esibizione; praticamente qualsiasi cosa può diventare occasione per alimentare una qualche forma di “appartenenza”.
Malgrado questo processo di frammentazione culturale il riferimento ad alcuni valori di fondo del Popolo della Rete – come la possibilità di esprimere il malessere sociale, di rifiutare le gerarchie precostuite, l’insofferenza nei confronti di ogni genere di censura, l’etica della libera condivisione delle risorse – non viene meno.
Ed è proprio per questo che la semiosfera vive una illusione prolungata, la speranza che si formi e (r)esista una nuova opinione pubbica digitale.
Nella sua mutazione storica la pubblica opinione è stata: prima soggetto sociale (per Habermas, che la identifica con le emergenti élite borghesi); poi oggetto di indagine di statistica (per gli studiosi della mass communication research e per il marketing politico); infine luogo (doxasfera) in cui si misurano ogni volta, i rapporti di fra decisori politici ed economici, media, pubblico generalista e minoranze attive, con queste ultime sempre più capaci di condizionare il ruolo di agenda setting dei tradizionali media broadcasting.
Il punto paradossale è che le visioni con approccio utopistico/visionario al tema rapporto fra nuovi media e scenari postdemocratici poggiano sull’interpretazione che il fascino delle grandi narrazioni del rapporto uomo/tecnica-tecnologia/cultura sia fondato sulla carica utopistica che li pervade: esse sognano l’unificazione planetaria delle culture umane e l’avvento di un mondo globale pacificato e liberato da diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Tutte le riflessioni sulle nuove forme di democrazia partono dal tentativo di definire in primo luogo il nuovo soggetto antropologico della democrazia, soggetto che viene concepito come un “prodotto” delle tecnologie di rete, in cui il confine tra pubblico e privato è cancellato.
E in questo confine che non esiste più, i cittadini della Rete sono prigionieri di una architettura che non conoscono, di cui non sono proprietari; una architettura che non può essere, come sostengono gli ottimisti o i fascisti digitali, refrattaria per natura a ogni volontà di controllo, per il semplice fatto che non è mai esistita una natura di Internet, ma solo una struttura fatta in un determinato modo così come l’avevano progettata i suoi creatori originali; così come non esiste alcun reale ostacolo tecnico alle intenzioni dei “nuovi padroni” della Rete che si propongono di ridisegnarne la logica.
La rete è uno spazio pubblico già ridotto al dominio del mercato, e non è lo spazio dell’infinita libertà, di un potere anarchico e libertario che nessuno può domare. È ormai un luogo di conflitti, dove la libertà è presentata come nemico della sicurezza, le ragioni della proprietà contrastano con quelle dell’accesso.
Nasce di qui il dilemma di capire cosa avremo domani un’opinione pubblica resistenziale o un dominio del mercato che ha l’obiettivo di influenzare e controllare il desiderio, i sogni, e le abitudine dei cittadini digitali? Un dominio delle anime digitali?
Ghost in The Shell, Matrix, Inception sono solo scenari fantastici o una invenzione che dall’immaginario retorico e futuristico ci avverte che la conoscenza sarà uno strumento di potere e di dominio assoluto?
Con “cyberbrain warfare” si indica la pratica di impiegare “il ghost hacking” come mezzo per ottenere l’accesso a un cervello cibernetico e infine al “ghost”, ovvero l’istinto non mediato da calcoli, di un determinato indviduo. La “cyberbrain warfare” è una conseguenza naturale dell’interazione delle tecnologie della cibernetica e delle comunicazioni senza fili direttamente connesse al cervello umano.
Sembra non esserci futuro per l’umano nella storia dell’umanità.
Il medium non è più il messaggio, i nostri cervelli vengono utilizzati come media per creare influenza sotto il dominio dei segni e del significate da parte della colonizzazione capitalistica della sfera.
Il dominio della infosfera e della semiosfera sotto un nuovo ordine di guerrieri: gli influencer.
Chi sono gli influencer?
Con la nascita dei Social Media, l’esperienza panottica di Bentham – ovvero il controllo senza essere visti – è stata traslata dai blogger ai nuovi potenziali profili di influenza.
La rete delle relazioni connesse, mutua il suo gergo e le sue funzioni dall’informatica: hub, nodi, router, switches. I profili che si riscontrano, oggi, nella rete sono:
A- coloro che hanno i contatti più numerosi e che connettono persone che con altre persone (hub). Si possono classificare secondo due criteri: lo scambio di relazione frequente o meno frequente, e se i legami sono forti o deboli;
B- coloro che hanno il sapere e la conoscenza (router), a cui le persone si rivolgono per chiedere informazioni;
C- coloro che hanno il potere di persuadere gli altri a comportarsi in un certo modo o effettuare determinati acquisti (switches);
D- coloro che gestiscono relazioni e connessioni con l’obiettivo di reperire informazioni e skill da utilizzare quotidianamente (bridge);
E- coloro che nella piena autosufficienza tendono a trovare da soli informazioni di cui necessitano;
F- coloro che non sono collocabili in alcuna delle precedenti categorie e che hanno atteggiamenti e comportamenti discontinui.
Gli influencer sono la mescolanza dei profili A, B, C. e attraverso le metriche sociali, qualitative e quantitative, ovvero quantità e qualità di post, commenti, di follower e fan, etc si possono determinare nella rete chi sono gli influencer e a quale tipologia essi appartengano.
E se a ciò aggiungiamo gli studi di profilazione per permettere al brand marketing di individuare e cogliere le tipologie di utenza delle piattaforme social oriented, possiamo immaginare come la piramide dei bisogni di Maslow è stata già ridisegnata per i fruitori della Rete. Una nuova riprogrammazione di bisogni di sopravvivenza, di sicurezza, di affiliazione e socializzazione, di stima e di riconoscimento, di realizzazione personale nella fruizione della infosfera e della smeiosfera, dei social network, del porno, e dei processi di produttività.
Un brand, o un movimento sociale, o un nuovo ordine identifichi gli influcer in un dato territorio geografico (locale, provinciale, regionale, nazionale, internazionale o mondiale) possono ridisegnare totalmente il framing costruendo un sistema di reputazione, simulacro di qualsiasi matrice cognitiva si voglia organizzare.
In Italia abbiamo già assaporato un assaggio delle strategia fatta attraverso gli influecer.
Due i casi, che voglio prendere in considerazione: 1. la geneaologia del Popolo Viola e 2. Wired e la campagna Internet for Peace.
Il Popolo Viola, movimento e identità resistenziale, pulsione vitale dal basso, nasce da un profilo Facebook, che nessuno sa in realtà di chi fosse. Celato sotto l’avatar “Precario San del Popolo Viola”*, il fondatore del Popolo Viola, potrebbe essere in realtà una strategia degli influecer della Casaleggio Associati, società nata all’interno dei medialab di Telecom e la più esperta e avanzata realtà di studio e di ricerca in Italia su potere, influenza e mobilitazione virtuale. Ha tra i suoi clienti: Beppe Grillo, Antonio Di Pietro e Marco Travaglio.
Internet for Peace, la campagna di sostegno alla candidatura di Internet a Premio Nobel organizzata da Wired Italia, era semplicemente una campagna di marketing per il posizionamento della rivista. Il problema in sé non esiste, ma la questione su cui bisogna riflettere è la strategia avanzata da Telecom attraverso gli influencer della rete, attraverso Wired – attraverso Riccardo Luna ex giornalista sportivo e direttore del romanista – trasformato in guru delle culture digitali, attraverso i blogger italiani -panotticamente controllati ?- che si riuniscono nei contest tipo Riva del Garda per costruire una propria autolegittimazione e referenza, oggi messa in discussione dai social network e media, attraverso i Working Capital, distonie comunicative della strategia di corporate tesa a licenziare i lavoratori e a catturare talenti creativi, attraverso i Future Lab che immaginificano il futuro anteriore.
Eppure Telecom è contro l’NGN, il Next Generation Network, ovvero la più grande evoluzione che la rete possa avere in questo momento capace di consentire il trasporto di tutte le informazioni ed i servizi (voce, dati, comunicazioni multimediali) incapsulando le stesse in pacchetti TCP/IP.
E su NGN anche la televisione potrebbe trasmettere, aprendo a una pluralità di voci, ma Governo Berlusconi e Telecom sono contrari.
Con gli influencer e le strategie ad essi connessi si apre un nuovo mondo, e con esso un nuovo ordine di dominio.
La conoscenza moltiplica la capacità umana di produrre cose utili, e moltiplica gli spazi di libertà per tutti gli essere umani, riducendo così il tempo di lavoro necessario per produrre ciò che occorre alla società.
Ciò vuol dire che conoscere è potenza.
Oggi c’è un obiettivo preciso: fare della conoscenza uno strumento di potere, non di liberazione.
Ma questo non accadrà facilmente, perchè la conoscenza non tollera il dominio, e irreversibilmente la postumanità ha preso il posto dell’umanità.

Bibliografia
Marc Augè, La guerra dei sogni, Eleuthera
Franco Berardi ‘Bifo’, Il sapiente, il mercante, il guerriero, Derive Approdi
Manuel Castells, La nascita della società in rete, Egea
Stefano Cristante, Media Philosophy, Liguori
Derrick De Kerchkove, Dopo la democrazia, Apogeo
Carlo Formenti, Cybersoviet, Raffaello Cortina Editore
Carlo Formenti, Incantati dalla rete, Raffaello Cortina Editore

Note
* Il “Precario San del Popolo Viola” non è San Precario del collettivo Chainworkers.
Il collettivo Chainworkers ha co-creato sia la Mayday Parade del primo maggio dal 2001, sia la figura di San Precario.
Da quando è nata il 29 febbraio 2004 l’icona di San Precario è sempre stata una icona libera, da usare liberamente. L’icona è stata usata da lavoratori, collettivi, sindacati di base.
Articolo di approfondimento sulle differenze di San Precario da Precario San del Popolo Viola:
http://www.precaria.org/san-precario-vs-precario-san.html

Come In Un Fumetto

Mi ritrovo affacciata alla finestra di un castello fatto di parole. Se ne fossi capace, probabilmente, mi disegnerei proprio così: con il naso all’insù, un libro tra le mani ed i pensieri sparsi in un impalpabile universo  fatto di forme e colori. Chi avrà colmato l’alienante vuoto delle pagine del volume che mi fa compagnia?

Sorrido ad un regalo inaspettato e lascio spazio all’immaginazione…

Molto tempo dopo, quando il mondo era stato lacerato in due e il mago Cavalieri e la sua marsina blu ormai esistevano solo sulle pagine dal taglio dorato dei lussuosi album di fotografie sui tavolini dei caffè dell’Upper West Side, Joe si ritrovava qualche volta a pensare alla lettera azzurra arrivata da Praga. Cercava di immaginare quello che c’era scritto, quali notizie, sentimenti e istruzioni. Era in quelle occasioni che cominciava a capire, dopo tanti anni di studi e spettacoli, di avvenimenti, prodigi e sorprese, la natura della magia. Il mago sembrava promettere che qualcosa andato in pezzi si poteva aggiustare senza bisogno di giunture, che ciò che era svanito poteva riapparire, che uno stormo di colombe o una manciata di polvere sparsi dell’aria si potevano ricomporre con una sola parola, che una rosa di carta bruciata di una fiamma poteva ricomparire sotto un mucchietto di cenere. Ma tutti sapevano che era solo un’illusione. La vera magia di un mondo fatto a pezzi stava nel contenere in sé cose capaci di svanire, di disperdersi totalmente come se non fossero mai esistite neanche all’inizio“.

L’immagine che colora questo post è di riduc .

A volte, chi non ti conosce riesce a cogliere più di altri la tua essenza… Grazie…

Sognatori E Idealisti In Partenza Per Una Nuova Vita

Post permanente in corso di definizione.

Un incubo di Oz ( ha sognato di rimanere solo e senza soldi) tira fuori il meglio dei twitters amici di ottavopiano che si scoprono vogliosi di NUOVA VITA!

E ora tutti in partenza: lasciamo tutto (o quasi) e ci dirigiamo, tutti insieme, verso un mondo migliore!

Si pregano i signori sognatori di rilasciare elenco di 6 numeri per il SuperEnalotto! Non si sa mai…con qualche milione di euro si parte meglio!

I signori sognatori sono pregati di rilasciare nella sezione commenti, o a mail@ottavopiano.it o su twitter le loro idee su come e dove vivere una nuova vita“.

SE VOLETE SFIDARE LA FORTUNA…prima di partire con noi! (poi si divide ovviamente)

C. 29-8-80-30-16 e 9 (perché bisogna dire 9 per vincere cit.) @riduc 3 9 21 25 87 51 @Monnimomo 31 3 5 83 8 77  @oldmadbear 3 7 11 21 46 56 @CamiLLa_NiCoLe 9 29 10 3 12 56 @ThuLLiO 7 9 14 79 81 90 @mr_yohanan 34 51 18 8 65 90 @diaferiaLatoB 8 – 60 – 26 -37 -54 -72 @EugeniaMorato 6 – 12 – 83 – 34 – 67 – 41 @6Kiccho 31 64 7 21 28 54 @SilviaSurano 1 2 3 4 5 6..tanto le probabilità sono le stesse! @Boss_of_DTCS 9-12-23-54-77-90 @S_is_trash 4 8 15 16 23 42 @ilmiomondonuovo 9 10 60 82 28 30 @oggisono 7, 18, 26, 34, 77, 90.Porta quei sacchettini chimici che se li sbatti si riscaldano. Qualche svedese ci aiuterà con il resto… @aajima 64 69 42 17 90 47 @nelgarage 34 19 3 1 54 22 @pancio 79 5 12 79 19 07 41 @Emanuela_Arico 2, 4, 14, 20, 71, 90  @ErikaBonanni 5, 8, 13, 21, 34, 55 @mammaciliegina 1,8,40,41,75,88 @aschi81 8 10 14 20 29 47  @StefanoGuerrera 88 86 29 8 15 5 @alebrandcare 23 26 09 12 79 03 @c0ccinella 8, 17, 28, 62, 7, 5 :) @steanfer 1, 8, 36, 85, 62, 44

PER ANDARE DOVE VOGLIAMO ANDARE, PER DOVE DOBBIAMO ANDARE?

Oz ci sta pensando!

C. la meta è una bella città del nord Europa e si campa allestendo una bancarella di libri usati!

@19daviz79 io avevo parlato del Tibet! ( monaco )

@ThuLLiO dove andare? facile su una collina fiorita a strapiombo sul mare coltivando ortaggi e pescando dalla scogliera (contadino mode on)

@riduc Copenaghen, dove c’è la Carlsberg nella lattina nera con la scritta oro che è buonissima! (ubriacona)

@Boss_of_DTCS per me va bene tutto…anche se ho un debole per papeete e la polinesia in generale

@mr_yohanan Bora Bora!

@diaferiaLatoB una nuova vita?comincerei a viaggiare su una grande (grande!) barca e farei tappa nei posti più belli del mondo

@MonniMomo hawaii :)

@CamiLLa_NiCoLe: io ero a messa a pregare per La tua anima perduta…#saLLo! Quindi i numeri Li dò ora 9 29 10 3 12 56 e La meta per me é La CaLifornia!

@alebrandcare mi piacerebbe Berlino!

@oggisono Ti va bene Cuba ? allora in Svezia?

@S_is_trash io me ne andrei volentieri sull’isola di Lost. preferisco gli orsi polari ai rompiballe che incontro ogni giorno.

@ilmiomondonuovo meta: casolare in campagna dove campare di agricoltura biologica. Numeri: 9 10 60 82 28 30.

@mammaciliegina in questo momento mi ispirano madagascar, namibia, sri lanka e barcellona!

@Checcomacbook in olanda

@aschi81 ovunque, basta che sia con la ciurma di #ottavopiano. PS: in aereo preferisco posto finestrino

@StefanoGuerrera OK. Tokio! arigatò!

@c0ccinella posso partecipare? :) Ibiza.

@DavideScialpi facciamo Varsavia..così visitiamo un altro bel posto dell’est..che dici, ci sta? no il superenalotto vade retro! meglio povero!

E SE ANCHE TU SEI UN TWITTATORE SOGNATORE, ECCO I TUOI COMPAGNI DI VIAGGIO!

Oz yup!

@ottavopiano miii la cuccia di Charlie chi la porta? Hanna chiudi le finestre! C. la carta igienica!!!

@Carmenellla

@19daviz79

@monnimomo

@CamiLLa_Nicole

@oldmadbear beh, la mia meta Caraibi !!!

@robianchin

@Raffaella_va io???… ma io sono già lì che vi aspetto!

@mr_yohanan

@oldmadbear

@LUCLA73 …un viaggio di quelli in cui tirare la moneta ad ogni incrocio per decidere la direzione e fermarsi solo dove piace…

@DavideScialpi facciamo Varsavia..così visitiamo un altro bel posto dell’est..che dici, ci sta? no il superenalotto vade retro! meglio povero!

@Thullio

@oggisono Ti va bene Cuba ? allora in Svezia? porta quei sacchettini chimici che se li sbatti si riscaldano.Qualche svedese ci aiuterà con il resto

@gcilli Sempre pronta a partire per un viaggio,anche se mentale!

@SilviaSurano Vengo anch’io con sogni,speranze,tanti libri e la chitarra…Che ne dite di Mont Saint-Michel? Per evitare la piena si deve vivere all’ottavo piano…ci sentiremo a casa! :)

@stailuan io con voi non ci capisco mai una banana :D

@alebrandcare

@edorai

@jj__R

@Emanuela_Arico Casa con giardino a Boston !!! Finestrino!

@ErikaBonanni California e un surf!

@nelgarage presente!

@pancio79 per me attico a new york !

@aajima ok, Scozia!

@nelgarage Banco Chinchorro in Messico

@mammaciliegina

@Checcomacbook

@PeytonS19

@StefanoGuerrera

@GianguidoSora

@svoltarock

@aschi81

@steanfer

@lucla73 no! l’aereo nooooo!

@joyshere

@sweethoney9

@nellina99

@LUCLA73

@riduc

@boss_of_dtcs

@sararocutto

@diaferiaLatoB una nuova vita?comincerei a viaggiare su una grande (grande!) barca e farei tappa nei posti più belli del mondo

@6Kiccho

Ode Al #sallo

Questo post è tutto per gli uccellini blu, quelli che volano alto in un mondo diverso, fatto di cinguettii continui, a volte assurdi, a volte irritanti, a volte senza senso e a volte pieni di noi! E’ una piccola riflessione dedicata a quelli che sono piacevolmente attratti dalla “sintesi del pensiero” e che, immolandosi verso uno stringato e masochistico gesto d’amore per gli altri, lo esprimono con un “cip”, proprio come fanno i passerotti.

Ed è proprio quella necessità di sintesi che ha dato vita ad un hashtag così poetico. E’ un maledetto, meraviglioso prodigio di “corto sarcasmo” che fa la differenza: #sallo ci fa godere, ci fa sorridere, attira la nostra attenzione, ci riempe la giornata e lo raccontiamo a tutti. Ne rubiamo il contenuto e lo ricicliamo per “condire” sapientemente i nostri discorsi da bar mentre gli altri ci chiedono: “E questo che significa?” E noi giù a filosofare orgogliosi sulla “superiorità dell’azzurra razza alata”!

5 piccoli caratteri sacrificati sull’altare della sintesi: #sallo mette le ali all’ “esercito dei 140” e consente loro di raggiungere terre lontane e profili mai visti prima. Con quel #sallo abbiamo voglia dirti chissà quanto e anche di più! Vogliamo che il nostro cinguettio sia evidenziato, vogliamo che tu sappia che il suo contenuto è importante, che fa parte di noi, del nostro modo di vivere o di pensare. Se cinguettiamo #sallo è perchè in quel momento è proprio ciò che stiamo dicendo che è importante e che magari è pieno d’amore, pieno di noi o di te che leggi, e che proviene da quel mondo fantastico fatto di “alberelli che ci ospitano in soffici nidi con la luna a far da luce” e che spesso chiamiamo #cameradalettoconpcannessoelampadinadacomodinoaccesa.

Noi amiamo questo mondo fatto di fantasia e di strane parole, adoriamo comunicare così e quando la grande balena bianca ha bisogno di essere tirata su dagli uccellini siamo anche contenti, perchè sappiamo di non essere soli a cinguettare, perchè siamo certi di essere milioni di milioni a raccontarci di noi! #sallo

Un Link Speciale Per Te!

Hanno tutti un’immagine photoshoppata, un alfabeto irriconoscibile e una citazione che rimeggia con cuore o amore. Ne ho visti di tutti i colori, sgrammaticati, con orrori di ortografia, mancanti di punteggiatura e firmati dai nick più infausti:  “Camorra and Love”, “Principe Azurro” (il mio non è un refuso), “bambolina napoletana triste” e chi più ne ha, più ne metta!

La banalità usata per indicare una appartenenza a chissà quale categoria: “Uomini e donne”, “sono figo”, “mi stressi”, “ti stimo” e tutta una seria di improperi difficili pure a ripetersi.

Ho visto, attribuita a Jhonny Deep, la frase “Non si desidera ciò che è facile ottenere”. Nulla contro il grande attore, ma povero OVIDIO!!!

Li chiamano “link”.

Non molto tempo fa, erano utilizzati per scopi diversi collegando notizie ed argomenti tra loro omogenei. Insomma, qualcosa di utile.

Ora rappresentano le tue emozioni, i tuoi stati d’animo, i tuoi pensieri.

Ci lamentiamo tanto dell’omologazione, della globalizzazione ma siamo i primi a non voler lasciare un segno e preferiamo affidare ad altri questo compito.

E tu, povero idiota, che hai seguito il link (questo lo è) solo perchè hai visto una bella figliola, sei stato costretto a leggere tutto il mio noioso post fatto di apprezzamenti che – magari – ti riguardano. Ora, da bravo, torna sul tuo profilo e guarda quanto ti sei manifestato omologato e ignorante, condividendo pensieri, tramutati in immondizia da persone che nemmeno conosci.

No, non ti sto disprezzando ma… odi profanum vulgus et arceo.