Rick Torna A Fare Il Postino.

Rick è andato via.

L’ho incontrato l’ultimo giorno in ufficio, di domenica pomeriggio. Era lì, al centro del trading floor, vestito da jogger.

In quei 700 mq, dove di giorno girano febbrilmente milioni e milioni di euro, Rick guardava una partita di tennis vestito come un qualsiasi corridore della domenica. Sino al giorno prima di partire per il suo Surrey ha continuato a vivere li’, nel posto che odiava e che era diventato la sua prima casa.

Si racconta che sia finito a lavorare nel mondo dell’alta finanza anni prima,  per caso, quando da postino un giorno – quasi per cooptazione – si e’ trovato dipendente. Erano anni diversi, anni in cui trovare un lavoro in certi ambienti era piu’ facile. Si cercavano persone sveglie e brillanti e non si guardava il curriculum, si analizzava il cervello.

E così gli sono volati via 20 anni di vita, tutti passati in ufficio fra mille soddisfazioni e gratificazioni, sino a quel giorno in cui la vita e’ tornata a bussargli alla porta.

Rick ha provato a resistere ma non ce l’ha fatta ad ignorare il richiamo. Neppure il disperato tentativo di chi ha provato a fargli cambiare idea è riuscito piu’ a trattenerlo.

Rick ha deciso di dire basta a 15 ore al giorno in ufficio, a stipendi con 6 zeri l’anno ed e’ andato via, nella sua campagna. E per non tradire il destino ha deciso di tornare a fare lo stesso lavoro dal quale fu distolto 20 anni prima: il postino.

Rick, spero davvero tu riesca a portare sino all’ultima raccomandata questa volta.

E spero un giorno di trovare anch’io il coraggio di mettere un punto.

2011/05/01
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Ciao Compagno

Torno or ora da una funzione “religiosa” per dare l’estremo saluto a un compagno che, per correttezza verso di lui, non chiamerò per nome ma ricorrerò a sostantivi a lui adatti.

Esperienza surreale. Mi hanno avvisata che l’avremo salutato in chiesa e quando l’ho saputo sono rimasta allibita conoscendo bene quanto  “l’anima” fosse lontana da quel luogo avendo manifestato apertamente d’esser ateo convinto.

Ma quando muori altri decidono per te, a meno che tu non abbia abbastanza soldi per depositare le tue volontà da un notaio e “gioia” soldi non ne aveva proprio, era povero (solo di danari).

Quando ricco o abbiente non sei, tocca che t’adatti anche da morto e rimani costretto a subire proprio ciò che in vita mai, e dico mai, avresti accettato.

Inizia la funzione e scopri subito che, danno alla beffa, ti è toccato il prete balbuziente e l’organista-corista stonata e tutto comincia a diventare davvero ridicolo. Si aggiunge il fatto che la platea non pare avvezza ai riti e rimane seduta tanto da costringere in seguito il tartaglione a dirigere le alzate e le sedute.

Un’accozzaglia di gente che sta là unicamente per salutarti solo perché, per povertà, non c’è un altro posto decente per farlo. I parenti giunti da fuori, precari della vita come te, “profumo”, hanno trovato accoglienza in questa chiesa di periferia con il parrocco mangiaparole e la corista frustrata.

Caro “amico”, mi è sembrata un’ingiustizia ma, a poco poco, ho cominciato a sorridere pensando a cosa avresti detto e fatto e subito mi son tornate in mente le tue vignette e son diventata blasfema pure io e quando è arrivata la lettura con il passo di Matteo “ Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! “ ho raggiunto il top e mi sono immaginata che cosa avresti detto e la vocetta canzonatoria.

Lo so, è irriverente, ma anche obbligare un ateo a subire una messa che non vuole, lo è.

Perché per assurdo che paia, un ateo crede quanto un cristiano e la sua fede, anche se diversa, appartiene a quella degli uomini d’onore e proprio non dovevano fartelo questo affronto.

E sarà che un poco pazza e molto fantasiosa lo sono, ho aspettato un segno e … è arrivato.

Booom

Al momento della comunione, un allarme in lontananza ha coperto il gracchiare della corista che andava scemando di suo perché è saltata l’elettricità.
Combinazione forse ma per me e Cesarina, che ci siamo guardate negli occhi e abbiamo sorriso con tutti i muscoli della faccia, è stato il segnale che la tua fede è uguale alle altre e che eri venuto a ribellarti.

Una, due, tre volte e andata via la luce. E’ tornata dopo che tartaglia t’aveva inflitto l’acqua santa e sembrava un rito esorcista quando si sono riaccese le lampadine. Hanno liberato l’indemoniato, hanno liberato l’indemoniato ….  e invece no, zac, si sono rispenti quei brutti ceri elettrici e tu eri là con noi.

Mi aggrappo forse all’immaginazione perché non riesco a darmi una spiegazione al perché sei dovuto andare via tanto in fretta e tanto ingiustamente. “Compagno”, non è giusta mai la morte e men che meno per te che già avevi tanto patito e mai avevi abbassato la testa, conservando la dignità e mai perdendo i valori in cui credevi. Tiravi avanti con la pensione, nonostante la giovane età, e qualche giornata finchè la salute t’ha accompagnato, senza mai chiedere favori a nessuno.

Disponibile e pronto per tutte le manifestazioni a sfondo sociale, banchetti e raccolte firme, gruppo di acquisto solidale, hanno fatto di te quell’esempio che la politica odierna dovrebbe osservare ed emulare. Impegno senza tornaconto.

Sto qui a scrivere di te e forse sbaglio perché magari saresti voluto andare via, così, in silenzio, garbatamente, senza dare nell’occhio ma meriti quell’attenzione e quel risalto che gli esempi debbono avere.

Fuori ad attenderti tutti i compagni ti hanno salutato come meritavi, con le bandiere rosse ed il pugno al cielo, in silenzio e nel cuore di tutti un’unica frase: Hasta la Victoira, compagno … siempre.

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Sto (A) Sud

Chissà perché in tutte le zone del mondo, chi sta a sud, sta sempre un passo indietro. Forse perché è naturale che il progresso sia in salita e quindi verso su, a nord? Questa coincidenza geografica mi ha sempre turbata.

Ogni luogo ha il suo sud, sempre, e coincide con la localizzazione da sfruttare, da sporcare, da far rimanere povera. Penso all’Italia ma è come se pensassi all’America, all’Europa, al pianeta intero. Se punto il dito sul mappamondo, qualsiasi esso sia, ciò che è posto al suo sud, è sempre peggiore.

E’ mortificante!

Tanti anni fa ho deciso che volevo vivere proprio a sud del mio Paese, per amore della mia terra, perché volevo e credevo davvero che rimanendo avrei contribuito a rendere migliore. Gli anni passano e, purtroppo, la differenza tra chi sta sopra e chi sotto, rimane, anzi, aumenta.

Scegliere di vivere a Sud significa essere consapevoli che dovrai combattere sempre e comunque con l’arretratezza, che dovrai sforzarti il doppio per ottenere un risultato, che avrai meno occasioni di crescita. Significa che per spostarti velocemente dovrai utilizzare un mezzo privato; che se vorrai far carriera professionale, dovrai rinunciare alla maternità; che se vorrai curarti, dovrai accontentarti e sperare che Dio te la mandi buona; che se avrai rinunciato alle posizioni apicali al lavoro e sarai madre, tuo figlio studierà al nord e per realizzarsi dovrà rimaner lontano; significa tante cose … significa sacrificio.

E non basta l’illusione del cielo azzurro, della temperatura gradevole tutto l’anno e dei bagni al mare da aprile a novembre. No, non basta. E’ insufficiente perché questi tesori sono comunque falsati perché altri se ne sono impossessati, magari “soltanto” invadendo con il cemento le coste o ammorbando acque, aria e sottosuolo con sostanze tossiche i cui effetti sono evidenti nel registro dei tumori (dove questo è stato istituito(!)).

Ci rifletto e mi chiedo se non ho sbagliato a voler rimanere qua, in questo luogo senza soluzioni e mi rattristo. Mi prende il magone perché è come vivere senza speranza e senza poter offrire speranze a coloro che stanno compiendo le stesse scelte.

Ci vorrebbe un altro big bang che rovesciasse tutto dando agli ultimi la possibilità, una volta tanto, di stare sopra.

(eppure la posizione del missionario non mi è mai piaciuta)

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Potiamo L’abete!

La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì».
Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio ha accettato di ricandidarsi, in ossequio alla mai tramontata formula del “se me lo chiedono…”, Giancarlo Abete, classe 1950. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1979 al 1992…e potrei fermarmi qui…Abete ha attraversato indenne qualsiasi terremoto che abbia colpito il nostro calcio dal 1996, anno in cui assunse la carica di vicepresidente. A sostenerlo ci sono due novellini della poltrona come Mario Macalli, classe 1937, presidente della Lega Pro dal 1997 e Carlo Tavecchio, nato nel 1943, capo della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999. E’ con questa ventata di novità, con queste finestre spalancate che vogliamo far entrare aria fresca nella casa dello sport italiano. In fondo Bill Clinton sparì dalla vita pubblica a 55 anni dopo due mandati da presidente degli Stati Uniti d’America.
Ma il calcio italiano è in crisi? “Ma non scherziamo, l’Italia è arrivata seconda agli Europei” Crisi economica, bilanci in passivo, campioni che se ne vanno, e tanto altro ancora: queste le tematiche che da diversi mesi, sulla scia del difficile momento dell’intero paese, occupano le pagine delle riviste sportive e animano i dibattiti televisivi intorno allo sport più popolare del Belpaese.
Dall’estate del 2006 abbiamo visto cose assurde legate al mondo della giustizia sportiva, indicative del perché questo sistema garantisce una giustizia non equa con piena consapevolezza di chi la governa.
Con la vicenda legata all’ultimo scandalo del calcio scommesse hanno trovato spazio anche le esasperazioni. Latitanti non ancora pentiti o in via di pentimento che contattano o vengono contattati dalle redazioni dei giornali, che pubblicano lo scoop dopo aver accomodato la versione, rendendola più vicina all’obiettivo da colpire. La condizione necessaria per salire agli onori della cronaca è che il pentito, prima ancora di essere credibile, deve risultare “accomodabile” . 
In tutto questo marciume nemmeno tanto nascosto, cresciuto grazie ad istituzioni sportive inconcludenti, sponsor di interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport, quale è la priorità degli esimi rappresenti delle istituzioni sportive? Salvaguardare la poltrona!
Si pensa alla poltrona nel momento in cui, anche grazie alla loro incapacità di controllo e prevenzione, il nostro calcio ha toccato il fondo.
Le istituzioni sportive hanno il potere di decidere chi condannare, chi assolvere, chi credere, cosa dimenticare e cosa enfatizzare, senza necessità di rispettare norme o regolamenti che possono sempre essere cambiati in corsa o semplicemente ignorati. L’autonomia della giustizia sportiva garantisce libertà di movimento. E’ questo il privilegio che si vuole preservare.
La cosa che più mi spiace è che nel rutilante e meraviglioso mondo del pallone non si trova uno meglio di lui.

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Era Mio Padre

Seppur la vita gli aveva mostrato il contrario, per mio padre non potevano esistere persone che credono di barattare intere via crucis con una semplice stretta di mano e che si approfittano della confusione generale per posare un colpo di spugna su milioni di frasi di dolore o di speranza.
Perché gli altri, per mio padre, erano più importanti di noi stessi.
Per questo mio padre fu socialista lombardiano e lo fu ancor di più quando questa parola fu messa al bando.
Non serbava rancore, anche, quando Eboli, eccitata dall’idea di una rivalsa ipocrita nelle elezioni del ’93, dimostrò di non rispettare un uomo che aveva, con la sua vita austera e altruista, costruito un esempio per chi faceva politica.
Ma mio padre seppe amare senza riserve e senza pentimento, seppe perdonare.
Perché prima o poi, era convinto, che ognuno avrebbe capito.
Ma le miserie del medioevo a cui Eboli è stata condannata hanno scandito un altro tempo, aspettando ai piedi di una primavera che mai più sarebbe arrivata.
Mio padre credeva nei giovani, credeva nel loro impegno e ne è stato per molti mentore e consigliere senza risparmio.
Nel cuor suo fatto di battaglie per principi, che in questa società, sono tristemente romantici e desueti, sapeva che in fondo solo la memoria storica e la consapevolezza ci potevano restituire libertà.
Orgoglioso di mia madre, casalinga, libero da alcun ricatto morale e intellettuale, si è dedicato alla famiglia e a noi figli, agli altri e alle sue passioni, come la caccia e i suoi amici cacciatori.
Era la sua visione della politica, ma soprattutto della vita.
Perché una persona, per mio padre, doveva scegliere liberamente come vivere.
Perché senza libertà non ci può essere dignità, unico vestito che vale la pena indossare.
Come la lealtà, anche quando l’abbiamo da pagare ai nostri detrattori.
Mi diceva, invece, con una lacrima invisibile che scavava il suo stanco volto, che mai mi avrebbe proposto di scambiare un giro di parte nella mia esistenza con un ruolo importante in una gabbia.
Solo anni dopo capii che quelle parole erano un orgoglio di primavera nel pieno autunno della vita.
Nella natura così complessa, anche nelle forme più apparentemente disordinate, trovava strategie di semplicità per comprenderne la maggioranza degli aspetti.
E della comprensione dei fatti e delle cose della natura sapeva nutrire le sue giornate.
Non era nato ricco, né aveva intenzione di esserlo.
Gli bastava poter comprare libri.
Era la sua incessante preghiera che mormorava alla vita accoglienza.

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Amore Sospeso

La osservo mentre è alla ricerca di te. Il suo sguardo è colmo d’angoscia e d’amore. La solitudine in cui è improvvisamente piombata fa tutto il resto. Granitica nell’aspetto, fragile nell’animo. Troppi anni insieme per trovare un significato nuovo all’esistenza che diventa un pesante fardello, più di quanto non lo sia mai stato. Non potrà mai dimenticare la tua forza, il sorriso, l’onestà, i tuoi occhi.

Dovrà reinventarsi, ripensare allo scorrere del tempo in funzione solo di se stessa. Niente pasti alla solita ora, né corse folli per dare corpo a quell’accordo di vecchia data ma sempre fresco.

Vuoto. Incredulità.

Questo leggo nei suoi occhi, nonostante faccia di tutto per nasconderlo. L’ansia è svanita violentemente per fare posto a un dolore soffocante. Eri indistruttibile per lei.

Ha fatto tutto per te. E continuerà a farlo.

La vedo rincorrerti nel sonno agitato della notte. È lì che percorre rapidamente quel corridoio per raggiungerti, deve guardarti, parlarti e raccontarti del mondo fuori, mentre avverte un’invidia leggera nel guardare i volti di coloro che usciranno.

Finalmente ti accarezza, sfiorandoti il viso ricoperto dai resti di una barba incolta. È tutto il giorno che l’aspetti, ansioso di veder splendere il tuo raggio di sole. Per poi confidarle in un orecchio quella paura in cui vivi da una vita e che per una vita ti ha dominato.

Sapevi già come sarebbe andata, gliel’hai pure confidato, faccia a faccia. Azzurro nel verde.

Tutto finisce ma non esiste il momento adatto. L’ignoranza continua a regnare sovrana nel cuore.

Lei però continua a cercarti. E anche se la tua stanchezza non lascia più alcun dubbio, non vuole perdere ogni speranza. Fino al mattino, finché la realtà l’avvolge di nuovo e la getta nelle braccia di quella solitudine che porterà per sempre con sé. Non c’è via d’uscita, c’è solo un vano in cui in cui ti senti a tuo agio.

Falle capire, con il tuo amore, che nulla resterà immutato.

Diglielo tu, che può soltanto continuare ad amarti.

Stop: Bloccate Il Lavoro!

Smarrito ogni significato, guardiamo frastornati alla festa dei lavoratori come a una celebrazione dei nostri padri. Pensiamo a loro, al sudore amaro di fatica e li festeggiamo per il sangue versato. Ci crediamo, senza però comprendere fino in fondo il senso di questo giorno di pausa dal mondo che corre. Più che ignoranza, è il senso di vuoto attorno a creare l’abisso tra noi e loro. La prova è dura: si deve competere con la costruzione e lo spessore della coscienza di un’intera classe sociale, che ha conquistato negli anni i propri diritti assicurando sempre i propri doveri.
Sangue, scontri, morte in piazza e sul luogo di lavoro, per far passare un messaggio chiaro: le loro mani, il loro intelletto, la loro presenza fanno sì che tuttora sia possibile il tuo miracolo personale. Il benessere, il progresso e la tua dignità che poi ha lo stesso peso della loro. A questo hanno portato decenni di lotte, senza mai perplessità né ripensamenti di alcun genere.
Oggi noi immaginiamo un mondo che c’è stato, succhiato fino al midollo e prosciugato delle sue in-finite risorse. È un tempo lontano, così difficile da agguantare nonostante si trovi a un passo da noi. Perché si allontana a passo svelto fino a diventare imprendibile. Tutto diventa memoria di come saremmo potuti essere.
Così pensiamo a loro, i nostri padri, che hanno costruito il futuro in cui ci troviamo a vivere. Per carità nessuna colpa, nessuna responsabilità. Resta solo una miscela esplosiva di rabbia e di terrore. Ecco quel che siamo: incazzati e impauriti.
Non siamo abituati a lottare perché vissuti nell’agio, non siamo addestrati a sognare perché tenuti sott’olio. “Aspettate il vostro turno, datevi da fare, le cose ve le dovete guadagnare, senza sacrifici credete di meritarvi qualcosa????”. Parole vuote e finte, come se non sapessimo come si campa.
Una cosa però lasciatevela dire. Si può davvero ricomporre il presente senza tenere insieme i resti del passato? Chi di loro ha estirpato le nostre radici?
Mancanti i punti di riferimento, ideologici o culturali che siano, si brancola nel passato. Basta aggrapparsi a quelle vicende eroiche, svuotate dal verbo contemporaneo, per continuare a intravedere un piccolo spiraglio. Fin quando poi non facciamo i conti col mondo, meno in mano alle buone norme della polis, più costretto alle cattive regole dei re. Un mondo che nulla ha voluto lasciare intatto, e di tutto continua a sentire la mancanza.
Sappiate che non intendiamo fermarci. Il nostro cammino precario prosegue ostinato sulle macerie fumanti. Seguiamo il puzzo di bruciato, forse senza mai arrivare alla fonte di calore. Ma se la troviamo, allora è bene che cominciate a nascondervi.

Buon Primo Maggio.