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Echi Da Zion

 

Resistenza, l’assalto ai sensi causa dipendenza

Saturazione oltre i confini, respirare vivi

E ricercare, sì, un senso

Dissolvenza, cado nel vuoto sono un’emergenza

Un tossicomane di impulsi, respiri convulsi, privi di riflessi

Sovraccarico sensoriale

Un’orgia di suoni e niente da sentire

Sovraccarico sensoriale

Visioni, parole, troppe da capire

 

Resistenza all’assalto ai sensi, a nuova dipendenza

Un’overdose di impulsi privi di messaggi vivi

Inesistenza di un senso

Dissolvenza, vago nel vuoto, lascio la mia assenza

Viaggiamo senza punti fissi, nomadi percorsi, zingari dispersi

In un deserto silenzio

Il Ritorno Del Cyber-Hacktivismo. Gli Albori Di Zion.


Negli ultimi dieci anni, schiacciata dalle mitologie sulla rete [1] imposte dai blogger di regime, la combinazione di attivismo e hacking è stata resa tiepida, quasi un riformismo legato posticcio e appiccicaticcio che ha nascosto la vera fattezza di Internet, ossia reti meramente commerciali e totalmente sotto controllo.
Ma, oggi, qualcosa sta cambiando. 
Il cyber-hacktivismo scuote le membra di una nuova forza globale emergente.
Gli ultimi attacchi di Anonymous – all’azienda di trasporti Bay Area Rapid Transit (BART) colpevole di aver bloccato le connessioni cellulari delle sue stazioni scelte come meta di una manifestazione pacifica – dimostrano che stiamo vivendo una politicizzazione dei gruppi hacker non solo in una filosofia esplicitamente anti-anziendale e anti logiche di mercato, ma anche di opposizione al presente imposto dal Nuovo Ordine mondiale.
Se il Denial of Service – netstrike nella sua forma italiana legale e partecipata – è stato il principale strumento della disobbedienza civile elettronica, oggi, non basta più interrompere un servizio e rivedicarne l’atto, ma bisogna assicurare strategia e tattica dalle retrovie – utilizzando tutti gli strumenti della digital guerriglia – all’obiettivo di essere  sabbia negli ingranaggi del potere.
Come un richiamo tribale a lavorare per rafforzare la sicurezza dei manifestanti nel mondo reale di tutti i giorni, i nuovi gruppi di cyber-hactivismo ritornano ad emergere cone isole nella Rete, zone autonomee temporanee di resistenza all’esistente politico di miseria e oppressione.
Servizi come Twitter, Facebook, Msn e gli operatori di rete SMS sono ormai strumenti di controllo nelle mani dei Governi che li utilizzano come ‘prove’ per risalire e arrestare i manifestanti.
Ma la conoscoscenza non tollera il dominio.
Nuovi sistemi di comunicazione nascono, per comunicare in modo sicuro e organizzare l’attivismo non solo virtuale ma soprattutto reale, fornendo strumento come auto-messaggi che si distruggono in ricezione, archivi per i propri messaggi memorizzati su hardisk fantasmi, e altri strumenti anti controllo e anti monitoraggio.
Tutto questo è Wire, piattaforma ancora in stato alpha.
L’attacco a Facebook del prossimo 5 novembre se risulterà vero sarà la chiamata mondiale a una nuova Resistenza.
Il Cyber-hacktivismo sta diventando una forza combattente.
Zion è agli albori.

[1]
Mitologia I: la rete non può essere controllata.
Mitologia II: La trasparenza è sempre buona.
Mitologia III: Lo sciame è sempre intelligente.

Carlo Formenti, Cybersoviet “Utopie postdemocratiche e nuovi media”, 2008, Raffaele Cortina Editore

Le Chiamano “locuste”. I Nemici Di Zion.

ZION. I anno della Resistenza.

Le chiamano “Locuste”.
Sono i nuovi padroni del mondo. I signori dei mercati finanziari.
Creano panico attraverso ingenti movimenti di denaro.
Acquistano al ribasso ed escono dalle posizioni prima ancora che gli altri abbiano capito cosa stia succedendo.
Provocano con pochi miliardi di scambi cali da centinaia.
Si inseriscono nelle crisi economiche e politiche.
Colpiscono i Paesi più deboli.
Sono i gestori degli hedge fund, annusano l’aria, danno il via alle danze iniziando a liberarsi dei titoli da svalutare, ad es. come quelli italiani, e scaricano sul mercato titoli delle società quotate più direttamente interessate dall’effetto “bund” (le banche), determinando ingenti cali.
Determinano perdite e guadagni dei titoli di borsa dove, in fasi incerte come la crisi che stiamo vivendo, c’è chi dilapida ingenti patrimoni in poche ore e chi si arricchisce a dismisura, chi specula scommettendo sul default di intere nazioni e chi, come i piccoli risparmiatori,  rimane fermo in attesa che la tempesta passi sperando di recuperare le perdite accumulate nelle settimane di alte maree.
Con poche mosse (e pochi soldi) possono far sprofondare nel barato aziende fino a poche settimane prima in salute.
Alimentano il “panic selling””, il processo che porta gli azionisti a vendere a reffica i titoli quando il prezzo di questi inizia a virare verso il basso (e soprattutto quando a guidare il ribasso sono le vendite degli investitori istituzionali).
Hanno in scacco le Banche mondiali.
Hanno in scacco i Governi mondiali.
Hanno in scacco le nostre vite.
Il mondo così come lo conosciamo ora appartiene a loro.

Manifesto Per La Fondazione Della Città Di Zion

Il tempo delle scelte è arrivato.
Prima che cancellino definitivamente la nostra capacità di guardare il mondo con i nostri occhi, Zion va fondata.
L’Impero degli Stati nazionali è crollato.
L’Occidente è crollato.
I governi nazionali sono solo marionette incapaci.
Nuovi padroni ormai regnano.
Le Banche sono i nuovi padroni delle nostre vite.
Disinformazione, corruzione, crisi economiche e finanziarie, disoccupazione, povertà sono gli strumenti del potere del Nuovo Impero.
Hanno per questo compiuto il loro primo obiettivo: hanno fatto della conoscenza uno strumento di potere e della comunicazione l’intersezione tra il potere e la vita.
Il confine tra finzione e realtà è oggi molto debole.
Le tecnologie delle credenze collettive hanno trasformato la vita umana in un simulacro di immagini in cui l’inganno dei nostri neuroni ha costruito la gabbia di una realtà imposta.
La rete, posto sotto controllo, ha proiettato ologrammi mitologici: libertà, partecipazione, condivisione di sapere generando la grande illusione di poter ancora disporre del proprio comportamento.
Le nostre reti sociali sono sotto controllo dalla nuova polizia del nuovo Impero.
Come animali in  gabbia con l’illusione di poter scegliere, riusciranno anche a prevedere e anticipare i nostri comportamenti.
Espropriati del sapere, condannati all’ossessione dell’uso delle cose tecnologicamente più avanzate senza conoscere il perché e il loro funzionamento, travolti dai trend imposti di comportamenti e stili di vita del consumismo, le mura della città di Erech sono diventate alte e impossibile sarà più distruggerle.
Soltanto dentro o fuori. Nella città dei ricchi o nella periferia dei poveri.
I nuovi padroni del mondo stanno assorbendo tutte le energie, tutti gli interstizi della vita umana.
Un unico credo sarà pronuniato: produci, consuma, credi.
E di Erech (UruK)[1], macchina di eterna infelicità, saremo schiavi per sempre.
Non ci resterà di scappare dentro Zion, la città degli uomini liberi, la città della resistenza.
E Zion esisterà solo se nascerà ora.
Solo se sarà un “essere di linguaggio”, unica possibilità di affrancarci dai limiti dello spazio fisico per inoltrarci nell’esplorazione di uno spazio che è creazione simbolica, di ricerca di senso e significato della copresenza di reale e virtuale.
Vale a dire distruggere tutti quei prolungamenti nell’immaginario costitutivo dell’emancipazione sociale che spesso e volentieri si sono rivelati non solo ostacoli alla costruzione dell’altro, ma peggio speculari e restauratori di una medesima modalità di formazione e funzionamento delle cose (mentalità, stili di esistenza individuali e collettivi, modi di produzione, giustizia redistributiva, istituzioni politiche, e via continuando), in un determinato spazio-tempo storico, «elemento costitutivo del rapporto uomo-società».
Ricominciare altrimenti e altrove significa fondare un luogo in cui si è titolari di una ricerca di felicità e di libertà pubbliche realizzativa del «valore di sé»  e quindi molteplice e incodificabile in norme contraddittorie, aporetiche, produttive di paradossali dilemmi.
Significa fondare un luogo di reciprocità degli scambi senza unità trascendente di coordinamento.
Significa, infine, sottrarsi ai bombardamenti indotti da un sistema eretto sulla rappresentazione simulata di valori incarnati in pratiche ingiuste, violente, fredde e anonime.
«Per costruire il mondo bisogna mettersi fuori dal mondo ( … ), bisogna autoidentificarsi» senza farsi ingrigliare in identità eterodiertte e cristallizzate.[2]
Per questo Zion può nascere solo come “essere di linguaggio” riscoprendo l’umana umanità nel mutuo e reciproco aiuto in uno spazio di virtualità e di resistenza all’esistente in cui la collettivizzazione del sapere e della conoscenza è l’unica ricerca per la libertà, in cui l’immaginario collettivo torna ad essere sognato insieme.

“Cerco nel globo accecante il nucleo nascosto che racchiuda il senso.
Cerco l’antidoto al male, il sonno, la chiave per sfuggire al corpo adesso.
Cerco nell’orgia di corpi ammucchiati un sussulto che già non ricordo.
Cerco nell’aria pesante, nel vento sferzante, nel sangue una traccia di vita.
Cerco nel nuovo deserto chi ha vinto e chi ha perso nel nuovo deserto.
Solo un silenzio inumano, assordante mi riempie di niente la mente.
L’ultimo fungo svanisce lontano, colora di sangue nel cielo.
L’ultimo fungo svanisce lontano, colora di sangue il mio cielo.
Questa la vostra vittoria, la boria, la gloria, padroni del nulla.
Questo il dominio anelato, lo scontro cercato, negli anni voluto e adesso.
Muore su sabbie d’argento ossidato un presente già scritto da tempo.
Muore su sabbie d’argento ossidato un fu
turo trafitto nel tempo.
Non c’è più tempo.
Continuo a cercare un senso da dare.
Non c’è più tempo.
Confusi nel vuoto, dispersi nel fuoco.

[1] Leggi Camminando nella città di Erech
[2] Leggi Della crisi e della vita degli uomini e delle donne alla periferia del Nuovo Impero.
[3] Toesca Pietro M., Manuale per fondare una città, 1994, Editore Eleuthera
[4] Narcolexia, Postatomica