Un’insalata Non Poi Così Terribilmente Complicata.


Questa immagine è di Ulrich Schmidt-Langhoff


Ingredienti e quantità, per un paio di persone:

Soncino: tre copiose manate.

Pere: una è più che sufficiente.

Grana: quanto piace a voi, ma non esagerate.

Semi di lino (molti), di girasole (abbastanza) e di zucca (alcuni): meno di mezzo pugno.

Olio extravergine di oliva: un paio di cucchiaiate sono fondamentali.

Diverse lacrime di limone.

Una lieve grandinata di pepe ci sta bene.

Gherigli di noce: tanti quanti ce ne stanno nel palmo della vostra mano, da aggiungere solo qualora ne sentiate la necessità.

Sale, Amore e Buon Senso: Q.B.

Alcune imprecise decise precisazioni:

Il sale è vagamente fino e decisamente integrale. Il sale comune da cucina è incompatibile con l’alchimia che sostiene – teoricamente, magicamente e chimicamente – questa insalata.

Il pepe, rosa e nero, è macinato ma non polverizzato. Pepe bianco o verde qui non possono entrare.

L’olio è verde, deciso. Forse è pugliese.

Il limone ha una scorza ruvida e le sue lacrime sono certamente acidule ma non troppo.

La pera appartiene alla varietà Decana del Comizio o William rossa. Le Kaiser sono incompatibili in questo contesto.

Il grana basta che sia grana, di qualità. In scaglie, se vi vien bene.

Il semi finiscono prima in pentola per essere tostati. Sono pronti quando quelli di lino iniziano a scoppiettare e a salticchiare. Lasciateli calmare e riposare a fiamma spenta.

Il soncino meglio regge i chicchi abbruciacchiati. Pertanto usate questa varietà d’insalata quando la preparate per la prima volta. Successivamente, potrete usare quella che ritenete più adatta.

Se sentite di dovervi allineare alla tradizione e siete, pertanto, convinti che le noci qui non possono mancare, allora scomponetene i gherigli nel mortaio, avendo l’accortezza di non ridurli in polvere.

L’insalatiera è panciuta, priva di spigolature, possibilmente di vetro. Di plastica sarebbe irriverente.

L’amore che ci mettete deve essere semplicemente sincero. Altrimenti ordinate una pizza o il cinese.

Mode d’emploi:

Mangiate l’insalata, condividendola esattamente nell’insalatiera, con il commensale che desiderate e concludete facendo scarpetta.

Per innaffiare:

Un calice di vino bianco, secco e fresco o addirittura freddo, vino che sceglierete in base alla corposità delle bollicine: se, sorseggiandolo, queste van su a scoppiettare là dove le narici si avvicinano quasi ad incontrare il principio della fronte fino a solleticarvi le pupille, allora avete scelto il vino giusto.

Se invece optate per una birra, in un grande bicchiere infreddolito, questa deve essere rosseggiante e abbastanza ricca di bollicine dall’indole piuttosto quieta.

Se non vi va né vino né birra, o, tant pis pour vous, se siete astemi: accompagnate l’insalata con dell’acqua che pizzica – detta anche “frizzante”. E se le bolle non vi vanno: acqua liscia, ma per lo meno servita in un bicchiere di classe.

Ça va sans dire:

Conciliate gli elementi, o amalgamate gli ingredienti, secondo Buon Senso. In fondo è un’insalata non poi così terribilmente complicata.