
E venne il tempo in cui la vita chiese
ed egli pagò dazio.
Venne il giorno in cui si voltò
e si ritrovò solo.
Venne il momento in cui allungò una mano per cercarne un’altra
e trovò quella del vuoto che lo accompagnò sul fondo
per raccontargli
che era tempo di risalire.
(…è nata la nostra Victoria…e questo post è tutto per la sua mamma blogger Irma…)
(All’ottavo piano, tra qualche giorno, diventeremo tutti mamma e papà! ecco la “nostra Victoria” nel pancino della sua mamma Irma ed ecco le parole che la nostra blogger venezuelana ha voluto scrivere per lei dal suo cellulare…le riportiamo così come le ha scritte…di getto…e col cuore in gola…)
38 semanas han pasado desde que escuche tus latidos, aun recuerdo esa sensación entre susto y felicidad que brotaba en todo mi piel, entre una sonrisa pintada con lagrimas, me daba tanto gusto que existieras,desde entonces empecé a prepararme para darte la bienvenida, quería lo mejor para ti , empezando por mi misma, entre tribulaciones, cuidados especiales y un replanteamiento e muchas cosas, mi inspiración eras tu, empecé a hacer cosas nuevas, deje ciertos hábitos y estilo de vida, y retome otros, por que mas que te fueses una opción, para mi eras mi nuevo estilo de vida, lo que soy o quería ser, cada día en un solo cuerpo, nos dábamos a conocer, 2 latidos en uno, y muchas otras dos cosas en uno solo cuerpo, como negarte que cada día sentía mas amor por ti, no te he visto aun, pero te siento ,y te ensueño, ansiosa por aplicar las muchas cosas que quiero compartir contigo, aprendiendo mutuamente, eres aquel libro que se le ha dado el chance de escribir una historia, y me has convertido en tu lectora favorita, por que de algo si estoy segura, tu y yo empezamos esta relación madre-hija el mismo día, yo no sabia ni tenia ese roll hasta que llegaste tu.. se que te reconoceré al verte, y que nos identificaremos en una sola mirada, en un solo calor, no hará falta mas nada.
Guardatela bene questa mappa. Sono le guerre civili attualmente in corso nel mondo. Ce li ricorda Peace Reporter di Emergency. Osservatela bene perché alla fine di questo post ci sono domande alle quali vorrei tanto dare una risposta.
Il buon Massimo Fini pensa che “Il conflitto in Libia vada risolto solo dai libici“, che il diritto all’autodeterminazione dei Popoli è sacrosanto. Beato lui, lo invidio. Lo invidio perchè riesce a prendere una posizione tanto difficile quanto realistica, netta e fredda.
Forse ha ragione: non siamo in grado di aiutare gli altri se non per interessi e quindi è meglio che si aiutino da soli, almeno salvaguardiamo la dignità e la faccia.
Quella mappa ci aiuta a capire che prendiamo parte a guerre solo in quei territori dove c’è la possibilità di “ricostruire” dopo aver distrutto, di attingere alle ricchezze che offrono, di salvaguardare gli interessi degli investimenti fatti. Ce lo insegnano le guerre in Serbia, Afghanistan e in Iraq.
La scusa, però, è sempre la stessa, sempre più schifosa: “interveniamo per salvare i diritti umani degli oppressi”.
In Libia accade la stessa cosa.
È noto, ormai, che gli interessi da difendere sono tanti. Ce lo ricorda in questa intervista il buon Morya Longo del Sole 24 ore. Ci interessa il petrolio, soprattutto. E poi, addirittura, mi ricordano che sono gli italiani i massimi esportatori di armi in Libia e che c’è da considerare che la Libia ha partecipazioni economiche in tutto il mondo. Solo in Italia possiede quote consistenti in Unicredit, Finmeccanica, Juventus ed Eni.
Tutto ciò mi fa pensare che non siamo i paladini della giustizia che credevo e mi chiedo: con quale coraggio combattiamo in Libia per chiari interessi economici e lasciamo altri Popoli oppressi nel mondo al loro destino? In Africa, ad esempio, è pieno di guerre civili. Come mai non muoviamo mai un dito? Eppure basterebbe molto meno. In quei Paesi vale il principio di autodeterminazione solo perchè non hanno nulla da offrire in cambio?
E ancora mi chiedo: saremo mai capaci di difendere questi Popoli solo per il piacere di “difendere” davvero i diritti umani? Avremo mai le palle di salvare la faccia, di combattere e tornare indietro a mani vuote ma col cuore pieno di gioia per aver difeso qualcuno?
Sarei addirittura disposto a chiudere un occhio quando difendiamo un Paese per interessi, se solo aiutassimo gli altri Popoli in difficoltà per il solo piacere di aiutarli. Allora sì che sarei orgoglioso del mio Paese.
E dunque mi chiedo e vi chiedo: siamo paladini della giustizia o schifosi mercenari senza palle?
Maestro, è proprio come dicevate Voi: è cos’ i’ nient’ !
In questo Paese siamo abituati a dirlo per tirare a campare.
Voi, invece, lo dicevate per protestare, per opporre resistenza.
E invece noi lo facciamo cercando di convincere noi stessi che sia tutto superabile, che in fondo, seppur la situazione è grave, c’è sempre di peggio e che, forse, non ci riguarda poi così tanto.
E così facendo, solo per farvi qualche esempio, finisce che ci propinano il nucleare senza prima chiedere il permesso e l’aiuto al sole, finisce che una valletta, che ballava anche male, fa il ministro della Repubblica o che un consigliere regionale organizza festini per il premier a spese dei contribuenti.
Quando tutto questo accade, sapete che mi viene in mente, Maestro? Quella foto con Totò, quando sorridendo vi abbracciavate. E sapete perchè? Perchè se questa è la classe dirigente di oggi, allora penso che per risollevare questo Paese basterebbero due ministri come Voi, con delega al buon senso, al saper vivere, alla cultura, al rispetto e alla fantasia.

E allora, Maestro caro, onorateci, insegnateci a capire, insegnateci a protestare. Dateci la forza per farlo come facevate Voi, dicendo: è cos’ i’ nient’ ! . Con eleganza, con rispetto, quello che manca a chi “ci toglie pure l’aria”.
Permettete Maestro, facciamoci quattro passi e pigliamoci un poco d’aria insieme perchè Vi devo dire che avevate proprio ragione: a furia di dire che ” è cos’ i’ nient’ ” siamo diventati tutti ” cos’ i’ nient’ ” .
La foto è di Francesca Verde
Mi piace costruire spazi che si oppongono
alla lenta
distruzione
dell’immaginazione.
Ne stiamo parlando da mesi ormai. Lo abbiamo osservato bene io e Bonhomme e, per un attimo e con ironia, abbiamo addirittura ipotizzato che potesse essere un influencer pagato da Obama. Ma poi i fatti ci hanno consentito di osservare meglio il suo profilo e lo abbiamo inquadrato. E’ proprio un influencer. E il suo Wikileaks è un medium tattico da studiare.
Leggete prima questo articolo apparso oggi sul Corriere e ci darete ragione.
Innanzitutto esaminiamo il titolo del Corriere e vediamo come si comporta un medium tradizionale che tenta di imporre la sua verità con risultati non convincenti.
TITOLO: “Wikileaks, resa di Assange: arrestato” >>> In realtà non l’hanno arrestato loro ma si è consegnato alle forze dell’ordine da solo ( come sono costretti ad affermare ). Ma il medium tradizionale pare che tenti di dare una visione distorta nel punto più evidente dell’articolo ( il titolo) così da influenzare il lettore e in modo tale da dipingere Assange come “un arrestato” e cioè come “cattivo esempio per la società”. Pare non sia così.
E per cosa lo avrebbero arrestato poi? Per il suo Wikileaks e per i suoi contenuti ? NO ! Per molestie sessuali ! In realtà sembra che vogliano bloccare il medium tattico Wikileaks e per farlo sembra che vogliano processare il suo capo per molestie sessuali e NON per i contenuti veicolati. Mi sbaglio?
Sembra, ancora, che abbiano paura dei contenuti ( che non sono in fondo cosi sconosciuti ) e per bloccarli pare che vogliano usare altri mezzi. Ma non sarebbe più facile arrestarlo per aver diffuso quelle notizie? Se le notizie sono false, che Assange sia processato! Ma se, come pare che sia, i contenuti sono assolutamente originali mi chiedo: dove andrebbe a finire la reputazione dei diplomatici coinvolti? Ve lo siete chiesto?
In realtà sembra che tutto sia fatto per tentare di bloccare il medium tattico nella sua azione di opposizione al potere dominante. Ma, ormai, è stato già innescato un processo di crisi che ha superato il punto di non ritorno.
SOTTOTITOLO: “Esulta Frattini: «Ora processatelo»” >>> Dice Frattini : «Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono». Osservazione: ma non l’hanno arrestato per molestie sessuali ? Cosa c’entrano le relazioni diplomatiche internazionali? Cosa c’è di falso in quei documenti? Sono originali? E se lo sono, per quale motivo farebbero del male? Non dovevamo sapere forse? Datevi una risposta.
Ma passiamo a definire Assange e capiamo per quale motivo è un influencer e per quale motivo Wikileaks è un medium tattico. E tutto ciò secondo la lettura di ottavopiano.it data al Public Camp 2010.
Assange è un influencer di tipo A+C=NINJA. E’ di tipo A perchè detiene il potere delle relazioni in quanto la sua rete di contatti è ormai internazionale. E’ di tipo C perchè essendo un giornalista detiene il potere della persuasione ed è, quindi, influente sulla massa, può pilotare i suoi contenuti sui media con autorevolezza.
Wikileaks è un medium tattico. Perchè? Semplicemente perchè pone il suo portale, ricco di contenuti da veicolare, al centro della sua struttura mediale. Perchè attorno a quel meraviglioso contenitore di verità, presunte o confermate dai documenti che distribuisce, ha avuto la capacità di interlacciare una fitta rete di social network a vari livelli attraverso la quale libera i contenuti stessi, facendoli rimbalzare ed elevando all’ennesima potenza la loro visibilità. Solo internet può farlo.
Wikileaks è un medium tattico perchè rappresenta un mezzo di crisi: tende a mettere in crisi il potere dominante, tende a metterlo in discussione attraverso la rete, vuole sovvertire i rapporti di forza che ha imposto e tende a crearne dei nuovi. Il potere dominante lo teme, lo cerca e “lo arresta”. E il motivo non è ascrivibile all’azione del suo Wikileaks! Lo arrestano perchè avrebbe molestato due donne. Ve ne rendete conto? Non possono controllarlo (caratteristica peculiare dei media tattici) e lo fermano per un altro motivo!
Wikileaks è un medium tattico perchè è un mezzo di opposizione: si oppone alla grammtica culturale dominante e cioè al sistema di regole che strutturano i rapporti e le interazioni sociali. Si oppone alla totalità dei codici estetici e delle regole di comportamento che ci sono state imposte e alle quali crediamo per fede. Si oppone alle relazioni sociali di potere e comando che sono state imposte a tutti ma che nessuno ha mai chiesto. Wikileaks è pericoloso perchè pare sia temuto dai poteri forti che in questo momento si vedono scoperti nelle loro reali azioni. Lo temono perchè mette a nudo una verità.
Wikileaks è un medium tattico perchè è LIBERO e PARTECIPATO: i suoi utenti sono ormai tantissimi, i suoi contenuti sono veicolati attraverso la rete, sono liberi di usare la convergenza mediale, e cioè i social network, per rimbalzare da un utente all’altro cercando e ottenendo CONSENSO. Wikileaks è un medium tattico perchè non chiede di essere creduto a prescindere ma chiede a tutti di analizzare i suoi contenuti, di smontarli , di criticarli secondo coscienza e sensibilità culturale, di rimontarli e di riporli, senza alcun ritegno e paura, nel fiume impetuoso della media convergence affinchè possa raggiungere altri utenti che applicheranno lo stesso metodo di lettura e di cognizione. Perchè Wikileaks RISCRIVE LA LETTURA e FA PAURA perchè è LIBERO, PARTECIPATIVO e tende alla VERITA’ PARTECIPATA.
Wikileaks è un medium tattico perchè per funzionare si dota di gruppi di influencer a vari livelli e con potenziali differenti. L’influencer capo è Assange. Ninja. Ma se leggete l’ intervista linkata di seguito capirete che la rete organizzata di gruppi di influencer che riesce a gestire il capo di Wikileaks è enorme e non è controllabile. Si parla di Blogger in questo caso, che come diciamo sempre sono i nuovi influencer. L’articolo titola “Blogger genovese: «Se arrestano Assange pronti a invadere il mondo con i files segreti»”. Vi invito a leggerlo perchè capirete che centinaia di migliaia di influencer ( blogger ) in tutto il mondo hanno scaricato il “contenuto tattico” di Assange e sono pronti a diffonderlo. E questo cosa vi fa capire? Che il medium tattico è INCONTROLLABILE ( non possono arrestarli tutti e non possono bloccare quel contenuto libero in rete) ed è PARTECIPATO ( è una verità contenuta in un file che vive grazie alla partecipazione di tutti e che crea senso di appartenenza e consenso ).
Questo è Wikileaks, questo è Assange: un medium tattico e i suoi influencer che si oppongono e che lottano per distruggere il presente e per sovvertire il contesto riscrivendo la lettura.
Non ho vissuto il ’68 e non sono in grado di giudicarlo.
Mi affascina, però, quel «divenire-rivoluzionario della gente» che portò a resistere a “quel lontano presente” , che ebbe la forza di smuoverlo e distruggerlo.
«Il divenire designa qualcosa di nuovo e indica la resistenza al presente»: lo affermava Deleuze in un’intervista rilasciata a Toni Negri per Futur Antérieur nell’ormai lontano 1990.
E’ così che, secondo lui, si poteva «scongiurare la vergogna o rispondere all’intollerabile». Cioè resistere ai rapporti di forza imposti nel presente e crearne dei nuovi.
E oggi, riflettendo sulla potenza del controllo da parte dei media, mi tornano in mente proprio quelle parole perchè vivo nella speranza che si manifesti in tutti noi la “rabbiosa” voglia di quel “divenire rivoluzionario” che potrebbe annientarlo.
Il problema, però, è che non riesco mai a partecipare al gioco imposto dal sistema di comunicazione che viviamo. Spesso provo a sfuggire a ciò che mi è stato inculcato da bambino e che ho accettato senza sapere. Provo a scalfire la grammatica culturale dominante ma quasi sempre resto lì, immobile a guardare fisso nel vuoto, impotente: saprei anche cosa fare ma se ci provo ho come la sensazione di urlare forte, di non riuscire a farmi sentire dagli altri e persino di non riuscire a percepire me stesso!
Mi sono sempre sentito partecipe di qualcosa di assolutamente programmato da “altri” e, pertanto, avverto me stesso sempre come il “controllato”. I miei “guardiani” mi coccolano, pare quasi che si preoccupino per me, per il mio stato di salute mentale. In realtà vogliono solo sapere se mi frulla qualcosa per la testa che possa mettere in pericolo il loro giocattolo. E’ proprio questo che cercano come segugi e NON vogliono che salti fuori all’improvviso rovinando i loro piani. Un esercito di battitori liberi e pensanti, invece, sarebbe un problema, un pericoloso problema non controllabile.
“…Quando la maggioranza “ignorante e deficiente” sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano.
Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra società ciò significa incollarla alla televisione.
Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti, che non hanno alcuna incidenza. Sei obbediente. Sei un consumatore. Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da tennis da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno.
Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto.
Questo è il trucco. Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E infatti nessuno si interroga su questo.
L’industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all’anno per gioco. L’industria delle pubbliche relazioni è un’invenzione americana che è stata creata all’inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, “di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo più forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali”. Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo….” ( Noam Chomsky – “Il potere dei media” )
Come sempre l’analisi di Chomsky è ficcante e saggia: basta tenerci staccati l’uno dall’altro, magari davanti alla tv ad accettare passivamente “il messaggio” e senza avere alcuna possibilità di scomporlo, esaminarlo e magari distruggerlo. Immobili, impotenti. Come quando guardiamo un mese di trasmissioni sulla povera Sarah Scazzi. Bastava solo spegnere e rifiutare e invece siamo rimasti lì, impassibili spettatori passivi del “già programmato”, pronti a deglutire la solita “pappetta” pronta per cervelli in naftalina.
E allora io, che sono un “controllato” ma che al tempo stesso odio sentirmi controllato, decido di usare qualcosa di pericolosamente problematico per provare a distruggere tutto questo: voglio essere TATTICO, voglio usare i MEDIA TATTICI e la CONVERGENZA MEDIALE per tornare libero.
Almeno voglio provarci, proprio con questo blog.
Il nostro blog è tattico ed eccone i motivi:
1) è tattico perchè è un media “fai da te”, è un sistema a basso costo, ed è quel giocattolo pericoloso e non controllabile che può fare la differenza;
2) è tattico perchè è contro la grammatica culturale dominante, perchè tende a essere libero, perchè il suo contenuto non è controllabile ed è rimodulabile e, pertanto, tendente alla verità;
3) è tattico perchè rimbalza in rete usando la convergenza mediale;
4) è tattico perchè rimbalzando in rete usando la convergenza mediale risulta PARTECIPATIVO e LIBERO.
E se si arriva a distribuire un contenuto del genere allora il sentiero verso la libertà è proprio lì davanti a noi e non dobbiamo fare altro che iniziare a opporre resistenza al nostro presente, a rifiutare quei rapporti di forza imposti e a crearne dei nuovi.
PARTECIPANTI della comunicazione, ATTIVISTI della rete, HACKER della grammatica culturale dominante: questo siamo destinati a divenire.
Ed io oggi mi sento così, anche in questo preciso istante, proprio mentre scrivo: lo faccio con la speranza che il mio contenuto rimbalzi libero in rete, con la consapevolezza che non sarà imparziale, con la speranza che non sarà creduto all’istante ma che sarà smontato pezzo per pezzo e magari rimodulato, che sarà condiviso se apprezzato e che non potrà mai essere bloccato né controllato.
Il medium tattico è un problema per il potere dei media, la convergenza mediale è un fiume in piena che lo accoglie tra le sue acque e lo trasporta con forza: tutto ciò è estremamente pericoloso.
Ed io voglio rinascere: voglio diventare un “pericoloso problema” e rimbalzare felice in rete contribuendo a costruire la verità.
“Libertà è partecipazione” ed io, oggi, sento forte il bisogno di partecipare per sentirmi libero di distruggere il mio presente.